Il 6 luglio 1984 usciva in Italia C’era una volta in America di Sergio Leone, considerato da molti uno dei film più belli della storia del cinema. Molti hanno visto il film, anche più volte. Ma pochi ne conoscono la genesi.
Mentre Leone girava Il buono, il brutto, il cattivo, gli capitò tra le mani un romanzo dal titolo italiano Mano armata, che era la traduzione di un romanzo del 1953 dal titolo The Hoods, scritto da uno sconosciuto Harry Gray. Harry Gray era uno pseudonimo che l’autore, Harry Goldberg, un ebreo newyorchese, aveva usato perché il romanzo raccontava la sua esperienza di gangster vissuta negli anni del proibizionismo.
Siamo nel 1966 quando Leone legge il romanzo. Si rende conto che, come romanzo, non vale granché, eppure ne è fulminato. La storia di Harry Goldberg, alias Harry Gray, della sua infanzia nel quartiere ebraico di New York, del suo tentativo di far fortuna con la malavita e della sua decisione di uscirne, gli hanno toccato qualcosa di intimo.
Siamo nel 1968. Leone ha finito di girare C’era una volta il West e si trova a New York per il lancio del film. Ha ancora in mente quel romanzetto di Harry Gray che aveva letto due anni prima. Sa che quel nome è uno pseudonimo e non può che rivolgersi all’agente letterario del vero autore. Gli telefona perché vorrebbe acquistare i diritti del romanzo per farne un film. L’agente rifiuta la proposta. Qualche giorno dopo, Leone sta per ripartire per l’Italia, quando in albergo gli arriva una telefonata: “Mr. Sergio Leone? I’m Harry Gray!”
Dirà in seguito Leone: “Mi aveva telefonato Noodles!”
Ed è incredibile: Harry Gray aveva visto la trilogia del dollaro e gli era piaciuta. Leone lo incontra in un bar di quart’ordine a Manhattan, un bar che avrebbe potuto essere quello di Fat Moe e quando se lo trova davanti capisce che Noodles era soltanto un poveraccio, non un eroe, uno che aveva tentato la fortuna con il mitra in mano ma gli era andata male. E nessun Omero aveva mai narrato le sue gesta.
Ma in Noodles Leone vede se stesso. Leone è un regista di successo, però la coscienza che ha di se stesso è di uno che, alla fine, ha soltanto perso tempo. Tutti e due hanno perso tempo. E quel tempo doveva essere ritrovato attraverso il cinema. Ecco perché C’era una volta in America sarà un film che avrà come protagonista principale, non Noodles, non Max, non Deborah, ma il tempo.
Sì, il tempo. Il cinema di Sergio Leone deve molto a Marcel Proust e alla sua Recherce. Come in Proust l’avventura della memoria parte da una sensazione fisica: il sapore della Madeleine, il ricordo del passato in Leone è prodotto da una sensazione sonora (il carillon di Per qualche dollaro in più, il suono dell’armonica in C’era una volta il West, lo squillo del telefono in C’era una volta in America) e la stessa frase con cui Noodles risponde a Fat Moe che gli chiede cosa abbia fatto in tutti questi anni è una citazione del primo rigo di Dalla parte di Swann di Proust: “Per tanto tempo sono andato a letto presto la sera”.
Se il film ha come protagonista il tempo, tre sono gli archi temporali che si intrecceranno a raccontarlo: il 1922, il 1933 e il 1968. E allora Leone affida a tre gruppi di sceneggiatori la scrittura di quei tempi così diversi e così lontani: Leo Benvenuti e Piero De Bernardi scriveranno la vicenda ambientata nel 1922, quella del gruppo di amici ebrei a Manhattan, poco più che bambini che intraprendono la strada del crimine; Enrico Medioli scriverà la vicenda ambientata nel 1933, l’apice del successo della banda di amici fino alla fine del proibizionismo e al tradimento di uno di loro; Franco Arcalli scriverà la vicenda del 1968, quella di Noodles ormai sessantenne, che ha chiuso con il crimine ma è costretto a tornare a Manhattan convocato da una misteriosa lettera. Leone terrà unito il tutto.
Leone comincia a cercare i protagonisti. Inizialmente, Gerard Depardieu doveva essere Max da giovane e Jean Gabin Max da vecchio, poi Depardieu viene spostato su Noodles, mentre a fare Max vecchio avrebbe dovuto essere Paul Newman. Liza Minnelli avrebbe dovuto essere Deborah e Claudia Cardinale Carol. Alla fine, si compone il cast che farà il film e una delle ultime scelte sarà quella che Leone lascerà a De Niro: fare Noodles o Max? Come gli aveva insegnato il metodo di Stanislavskij, De Niro si prende tre, quattro mesi per studiare il personaggio e alla fine sceglie Noodles. E la famosa scena della tazzina, quando Noodles tornerà nel covo da Fat Moe dopo aver violentato Deborah in macchina, sarà un omaggio improvvisato da De Niro ai tempi dilatati del cinema di Leone.
Il 14 giugno 1982, finalmente, iniziano le riprese. Leone telefona ad Harry Gray per dargli la bella notizia, aspettata da anni. Gli risponde la moglie, perché Harry è morto qualche settimana prima. I set saranno montati a New York, in Canada (la macchina in mare), ma anche a Venezia, a Bellagio ( la casa del Senatore Bailey), a Cinecittà (la gioielleria, la fumeria d’oppio e il bordello), a Pietralata (la Manhattan degli anni Venti), a Pratica di Mare (il camion tritarifiuti), al Mattatoio di Roma (il pestaggio del sindacalista), al Teatro La Cometa di Roma (le ombre cinesi). Il 20 maggio 1984 il film viene proiettato fuori concorso al Festival di Cannes e il 6 luglio per la prima volta in Italia.





