La morte di un cane e quella di una ragazza, la differenza che fa differenza

Mica si fa la classifica del dolore, mica si mettono in fila indiana le cose che fanno male. Ma una cosa mi ha colpito. Premetto che amo i gatti, che il mio gatto, il “Signor Bullo”, tutte le mattine mi aspetta, prescindendo dall’ora in cui esco, e ronfa già da quando sente la porta scattare. Premesso che il mio cane, Lupo, è stato uno dei miei educatori alla vita. Loro, i miei animali, non me ne vogliano se sono umano e la morte umana mi sconvolge senza paragone con la morte animale, perché si tratta di altro amore. Però è incredibile che la morte di un cane, violenta e ignobile nelle modalità, abbia destato più attenzione della morte terribile di una ragazza di 20 anni.

Mi scuserete ma non lo capisco, non lo concepisco. E’ fuori dalla mia logica, quando l’amore diventa “indifferente” all’evidente rischia di essere nulla.

I cani, i gatti, i conigli o chi amate voi facendo bene, non sono umani. Sono importanti per l’umano con cui scambiano le cose, ma non uguali, non superiori. Perché sarebbe fare un torto agli animali che “amano” i loro umani, ma da gatti e da cani, come sanno nell’essere se stessi.

Io piango per la ragazza morta, mi dispiace per il cane violato dalla cattiveria, ma mi dispiace perché conosco la natura del cane, ma è la morte della ragazza che non riuscirò mai ad accettare.

Il mio gatto, Signor Bullo, è bellissimo e buono con me, ma la lucertola che passava di la non è del mio avviso, ed io continuo ad amarlo.

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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