16 ottobre 1943, rastrellamento del ghetto di Roma

Ma a me che mi frega, sono di Latina. Littoria non mi dispiace in fondo è un vezzo è la mia storia, e, in fondo questi, i fascisti, qui hanno fatto bene. Poi, mica sono tedesco è roba loro. Noi siamo stati sì contro gli ebrei, ma non tanto…

Ma non tanto.

Il 16 di ottobre Roma è piacevole da morire, non fa caldo che non si respira e non fa freddo che si gela. E’ bella Roma sempre, ma di ottobre è come se il paradiso si fosse dato appuntamento qui.

Da sempre? Sì da sempre, ma non nel 1943, non quella volta, quella volta no. Solo che questa volta fu per sempre, tedeschi e fascisti (si anche i fascisti italiani, italiani come me) ne portarono via tutti insieme dal ghetto, da Portico d’Ottavia, 1259, via: 363 uomini, 689 donne, 207 bambini. Ne tornarono 16, neanche un bambino, neanche un bambino di 207.

Dite ancora a me che mi frega? Che, però, hanno fatto anche del bene, hanno fatto città e canali. Ma ci credete? Avete idea di cosa significa uccidere un bambino? Solo da questa storia ne hanno fatti mancare 207, e le donne e gli uomini non muoiono di meno, ma i bambini no, quelli se li uccidi o sei complice non hai scusanti, non hai monumenti, città canali, che possano mondare.

Ecco a me mi frega, e pensare che la mia gente, si noi italiani, abbiamo dato complicità a loro mi ferisce, mi lacera, e non mi consentirà perdono. Odio gli ordini in tedesco, tutti, ma anche il silenzio di noi italiani e mi frega.

Vengo da montagne in cui i bimbi si chiamano “mammocci”, esseri della mamma. Dove si venera Maria madre più di ogni padre. Ma in questa storia ci dimenticammo della nostra civiltà e ci facemmo incivili, ci facemmo caini contro i bambini. Non mi perdono e maledetti siano i vostri canali, le vostre città, a questo prezzo no. Non ci sto. Ne presero in un ottobre, un 16 di ottobre, tra tanti 207 bambini non ne tornò uno solo, non uno.

A me mi frega, e ricordo le mie colpe del silenzio italiano, della complicità della mia gente e non mi piacciono gli ordini in tedesco a cui in troppi hanno da servi obbedito.