Pablo Picasso, maternidad 1905

Non so se questa festa l’hanno inventata per vendere i cioccolatini, o per far illudere chi è solo di un affetto che passa o che ricorda. Non lo so, non capisco neanche se scegliere maggio sia stato un fatto di coraggio. Io di mamme ne ho avute due, ma mica per dolore, mica per distacco, per presenza. Una che sentiva il cuore nel suo cuore, una che voleva tramandare una saggezza che si perdeva, vittima o eroe di due amori. Uno mi vedeva così felice nel cuore dell’altra che era come se ci fosse un principio, un principe e…

Non so se questa festa l’hanno inventata per vendere i cioccolatini, so che ho vissuto in un mondo di madri generose, di madri forti, di madri che non volevano legami così, ma per sempre. Mia nonna mi lasciò ad opera incompiuta con la malattia del racconto e del ricordo, mia madre con quell’aria vaga che si perdeva dietro le sue passioni che erano stoffe come le mie sono le parole. Parole che mancarono perché ebbe fretta di andare, maledetta la fretta che mi perseguita. Ma ogni volta che racconto sono di una grande madre le mie storie, ogni volta che mi trovate perso in un altro mondo sono in mia madre. Ora saluto perchè è giusto, ciascuno ha la sua storia io vi ho scritto la mia per ricordare ogni particolare della vostra, nessuna seconda come la mia non è prima ma eguale.

Non so se questa festa l’hanno inventata per vendere i cioccolatini, so che oggi ho pensato alla madre, e lo confesso.