Sono tornati i carri di Carnevale.

E non vi paia banale perchè Latina oggi ha dimostrato di essere una città di bambini con tutto il loro rumore e il loro fastidio.

Stavolta le piazze non erano vuote di cani ma piene di piccoli che volevano sorridere.

Ma questo conta poco in un mondo che odia la storia, che non ha memoria e che coltiva soltanto la retorica.

Comunque i carri facevano colore, cercavano di far ridere o, semplicemente, di raccontare un mondo bambino.

Perchè qui non è Viareggio, quei carri sono Pulcinella, i Puffi e qualche gatto curioso.

Qui perde la cosa che più ci manca, l’allegria.

Re Carnevale ha stravolto la città più noiosa del mondo con una rivoluzione possibile, quella delle risate.

Naturalmente domani torneranno grigiore e cagnolini con il cappotto al posto di supereroi della Marvel, pagliacci, draghetti e damine.

Tutte cose comunque più carine della facce da funerale dell’intero consiglio comunale.

Anche il sindaco ha attraversato la piazza in mezzo ai coriandoli, ma proprio di ridere… non gli veniva.

La città è nata senza contemplare la risata e questo resta la vera necessità primordiale.

Forse non servono strade a sei corsie, stazioni di fondazione, servirebbe soltanto un grande e grasso Balanzone.

Oggi i bimbi hanno donato ai vecchi bavosi che siamo una ipotesi palese di quello che saremo, un posto dove si possa essere felici.