La rivoluzione d’agosto non ha sortito gli effetti sperati.

Le urne per gli italiani sono rimasti chiusi.

La Lega da forza di governo si è trovata a ricoprire quella di opposizione.

Salvini non ha nascosto la delusione ma non si è certo perso d’animo.

Persa una battaglia si unta ad incassare la guerra.

Questo significa aumentare il numero di bandierine che costellano l’Italia.

Come?

Partendo dalle Regioni.

Al centro della strategia del Capitano non ci sono solo quelle chiamate al voto tra qualche settimana ma, soprattutto, quelle che verranno.

In particolar modo lo sguardo è rivolto al Lazio dove Salvini sta conducendo, con uno sprint maggiore negli ultimi giorni, un’opposizione serrata a Zingaretti e alla Raggi.

Tutt’altro che casuale quindi la decisione di collocare l’uomo forte della Lega nel Lazio alla guida del partito a Roma e provincia.

Roma oggi è nelle mani dei 5 Stelle in declino con la Raggi che tiene ma non brilla.

La Capitale, come il Lazio d’altro canto, è il regno di Fratelli d’Italia e della meloni che a casa sua è sempre stata fortissima superando di gran lunga quel 7% di consensi che i sondaggi le affidano.

Per la Lega rinforzare e fila è quindi determinante per contare e contarsi anche, e non solo, in vista di una coalizione che, almeno ad oggi, la vedrebbero fortissima al fianco di Fratelli d’Italia.

La scelta di puntare su Durigon riporta poi in primo piano la volontà di conquistare la Regione con un candidato ben visto in tutte le province, sostenuto dai militanti, che si è fatto ben volere dai cittadini.

Elementi da non sottovalutare in vista dell’acquisto di quel biglietto solo andata che si chiama presidenza del Lazio.

Alle elezioni, salvo scossoni inaspettati e non prevedibili, mancano ancora quattro anni.

La Lega vuole farsi trovare pronta e giocare d’anticipo potrebbe essere la scelta vincente.