L'albergo del libero scambio

La palude è l’unico posto che in politica puzza, la palude è quella parte della politica in cui agisce il “Mi salvi io e che agli altri ci pensi Dio”. E’ l’idea che la politica si arte del galleggiare e non l’arte della città degli uomini che migliorando lei migliora i secondi. La politica non è l’arte per gli eroi, ma l’architettura che fa migliori gli uomini che ci sono. E’ utopia, letteratura, sogno, passione non è un camerino del teatro di Georges Feydeau con  equivoci e cambi di abito.

Eppure oggi la lega è solo questo, un gioco di abiti, una passerella di mediocrità con vestiti nuovi ma animi lisi. L’ultimo acquisto della Lega è Gianluca Corradini che ha già perso con Forza Italia a Terracina, ora lo farà per la Lega che, a sua volta, si carica da settimane la residualità di una Alleanza Nazionale che ha già perso da sola con questi campioni, ora può solo replicare. Ti puoi comperare Cristiano Ronaldo dentro una Juventus già forte, ma se ti comperi tutta la terza categoria alla coppa dei campioni manco ci arrivi, ma la panchina è lunga.

Ma il tutto è di una tristezza immensa perché non si notano i giovani che in piazza con il pallone iniziano a fare giochi nuovi, e nuove rabbie. Ragazzi che non chiedono povertà di cittadinanza, manco carità pubbliche, ma nuove dignità collettive come quelle ambientali. Non vedono una nuova ansia di cambiamento e di ritorno alla competenza, alla passione, la passione di Daniele Nardi, di Virginia Chimenti. Passione che è una parola che da decenni è bandita dalla politica delle mediocre prassi.

Non servono camerini per cambiarsi d’abito, ma piazze per costruire il futuro. Chi vincerà? Chi capirà questo, perché Ronaldo sta tra i ragazzi nelle piazze non tra i furbi del palazzo.

E sto pezzo mi è venuto bene che, quasi quasi, lo chiudo alla Giuseppe Saragat: viva l’Italia, viva il socialismo. Perché la passione sta nell’assurdità dell’obiettivo, sta nella tenacia del sui tentare di raggiungerlo, sta nella umanità di credere in qualche cosa come toccare le stelle sul tetto del mondo, o dare una mano ad uno che è caduto nella povertà del mondo in Etiopia o giù di lì.

Ma non banalità alla Corradini.