Latina è città viva o città morta? Se la vedi dai pub il venerdì sera è figa, se la vedi in centro il lunedì mattina è triste. Due anime in una città sola, ma? Ma si è non tristi se si ha una idea comunitaria di se stesi, se si ha un noi. Latina è una “capitale” nei pub, è un serpente che si ritira su se stesso in centro. Latina sarà se sarà capitale, se uscirà dalla nostalgia per non avere le mura e si farà catalizzatore di un mondo che va da Aprilia, Anzio, Nettuno fino a Terracina e a monte scavalla il Semprevisa. Deve pensarsi per i giovani, e non per i propri giovani, deve raccogliere fermenti, non fermentare esclusioni. Calcutta è nato a Sezze da famiglia di Bassiano, è la punti dell’iceberg del fermento della Latina capitale. Mentre c’è questo la politica è ferma all’urbanistica, alla retorica di un passato inquietante in quanto privo di ogni futuro. Basta scegliere se vuoi essere la città del canale delle acque alte o la città di Calcutta, Nardi, la Ensoli, della squadra di pallavolo in serie A. Non è da poco, da un lato la città del silenzio, per dirla alla Moravia, la città chiusa in nostalgie di eden inventati, dall’altro il rumore dei ragazzi che, a loro volta, debbono essere arroganti al futuro e mandare a quel paese nonni ingombranti che ancora piangono sulle loro mostruosità.