il feroce saladino

Il nuovo di oggi è il vecchio di domani, il vincitore di oggi “prenota” sempre la prossima sconfitta. Damiano Coletta è stata la “rivoluzione” civile di Latina, la reazione ad un governo del centrodestra logorato dal tempo e dalla incapacità di rinnovarsi in uomini e temi. E quando arriva Savonarola tutti si investono di nuove Gerusalemme, poi la città degli uomini si scopre bisognosa di pulizia, strade senza buche, servizi per vivere e non è più tempo di virtù di miracoli. Certo rimangono i “piagnoni” a perorare la santa causa di Savonarola, ma sono quasi personaggi da teatro più che contatori politici. Nella vita della città, prima o poi, si fanno i conti con il vivere e Gerusalemme diventa lontana mentre si avvicina Babilonia con il vizio di vivere che non piace nulla ai piagnoni, ma è essenziale per gli umani.

Coletta non perde i pezzi, ha perso la sua funzione. In consiglio comunale e in Comune lui avrebbe voluto tutti dominicani della virtù, con quel fastidio della democrazia che non gli è mai andato giù. Ma non per la democrazia in se stessa, ma per la previsione in essa di una opposizione, del dissenso, del pensare traverso e malato che viene sempre dal “passato”, che ha memoria, che parla della pelle e delle ossa dei cristiani, mentre lui voleva liberarne l’anima. E’ finita non per i pezzi che vanno via ma per i tempi che ora hanno altri lidi, conta poco il consigliere che va via, quelli che si fanno autonomi, ma tanto il popolo che guarda ad un altro leader e che costruisce un’altra ipotesi di lavoro. Il civismo ha il limite che ha la teocrazia, passata l’ubriacatura della salvezza scopri che hai bisogno di umani sogni, in umano errore. L’uomo non è virtù è errore, e la politica è tutta in questo assunto, da Machiavelli in poi.

E la nuova Gerusalemme ora aspetta solo il Saladino.