martedì 31 Gennaio 2023

La fine di Marino e Di Giorgi, la virtù scaduta

di Lidano Grassucci – Marino esordisce, si presenta in bicicletta e chiude i Fori Imperiali. Poi chiude la città alla sua storia e la chiama Rome nell’idea di globalizzazione più provinciale che c’è: fare l’americano quando sei di Sestri Levante. Chiude la città ai partiti che odia, chiude alla modestia che è la consapevolezza che hanno i romani a pensarsi del mondo perché il mondo è qui. Chiude all’idea della vita come è, in nome di virtù che non ci sono mai state, e la colpa è altrove, mai la sua. Marino è il sindaco non della società civile ma di una certa idea radical chic che il mondo non si sporca, che il prosciutto nasce già salato e non muore il maiale, che uccidere è brutto ma nulla è più buono del prosciutto. Tutti piangono l’abbacchio di Pasqua davanti al maialino alla brace.

Marino è il sindaco che tutto il male è altrove, lui è santo anche se non conosce di pietà. Viene in bicicletta ma è un gioco non un mezzo dove dopo devi anche lavorare. E’ la fine dell’idea che la politica è immagine ed è pulita per gli altri, comoda per sé. Finisce con Marino una vicenda di nuove virtù iniziate dal Hotel Raphael e dalle monetine a Craxi, che era politicamente scorretto perché la politica era ogni male e la tecnica ogni virtù.

Marino è pasticcione non meno di Giovanni Di Giorgi a Latina che amava tanto Latina che ora è assessore ciociaro e non ne prova dolore. Amori dimenticati. Marino iperlaico si dice cristiano, così incredibile che neppure la misericordia del Papa lo salva. E’ la fine di un’idea della politica della virtù negli altri e nelle miseria propria che ha attraversato la politica italiana. La macchina elettrica di Di Giorgi è ridicola come la bici di Marino, entrambe non portavano da alcuna parte, erano retoriche. Sono sindaci che tolgono, che tutto è in più come se la vita fosse giostra in fiera e non fatica al dramma di arrivare a sera. Marino e Di Giorgi finiscono per incapacità loro? No, per la fine di una grande illusione, per la inutilità di pensare una città come palcoscenico loro. Marino fa viaggi a cui non è invitato, Di Giorgi dimenticava il Natale. Oggi si apre una stagione differente, non della politica della virtù mostrata, ma quella della prassi possibile. De Luca non va in giro in bicicletta ma ha fatto di Salerno la città più’ pulita d’Italia e del sud, non manifesta virtù ma capacità. La comunità cerca soluzioni in recite di soluzioni, non servono Fori Imperiali chiusi, ma una città aperta audacemente alla sua bellezza. La fine di Marino è la fine di una stagione in cui la morale, per gli altri, giustificava il vuoto dell’agire. Si torna alla politica delle risposte, quella della virtù è morta con gli scontrini ed era iniziata buttando le monetine. Marino non poteva fare il sindaco non perché fosse civile contro la politica ma perché non era la virtù che diceva. La miseria negli scontrini.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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