venerdì 9 Dicembre 2022

La destra necessaria

L’attuale quadro politico nazionale, e di conseguenza locale, è  confuso e in continuo movimento. Partiti, formazioni e coalizioni nascono, si modificano e muoiono con una facilità e velocità mai conosciuta prima. Va da se, ovviamente, che le trasmigrazioni di eletti dall’uno  all’altro sono sempre più frequenti e, in molti casi, interessate. Tale situazione è la logica conseguenza della fine del bipolarismo  coatto e della riduzione del dibattito politico alla dicotomia berlusconismo-antiberlusconismo che hanno caratterizzato la cd seconda repubblica. Inoltre, lo sganciamento delle formazioni politiche da una cornice ideale e valoriale forte e dai contorni definiti, se da una parte sembra aver portato ad una facilità di confronto tra avversari , dall’altra ha reso i politici tutti uguali, purtroppo in senso negativo, agli occhi  dei cittadini.

L’inefficienza delle Amministrazioni Pubbliche, a tutti i livelli, la lentezza delle risposte, frutto anche di una struttura sclerotizzata e mai riformata seriamente, poi, hanno fatto il resto. Con il risultato che, nel momento in cui anche sull’Italia si è abbattuta una crisi senza precedenti, la protesta del popolo si è tradotta o in un astensionismo senza precedenti o con il voto verso formazioni “virtuali”. Uno degli elementi che salta agli occhi guardando i risultati delle ultime politiche è la scomparsa, o l’assoluta marginalità, della destra nello scenario parlamentare. Infatti, i partiti di destra non sono entrati in Parlamento mentre tra PdL e FdI i parlamentari provenienti dalla destra sono percentualmente risibili.

Questo dato è ancor più sconcertante se si pensa che l’unica area politica che non  è rimasta coinvolta in Mani Pulite, è stata proprio la destra. Tutto ciò è, evidentemente, il frutto della scelta suicida e scellerata dei vertici  di Alleanza Nazionale, il più grande partito di destra di massa del dopoguerra, di sciogliersi nel PdL di Berlusconi. A suo tempo sono stato  contrario a tale decisione e non ho aderito al PdL. Ero contrario non solo perché ritenevo il bipartitismo non adatto alla storia politica italiana, che è ricca di tradizioni politiche, ma, soprattutto, perché ritenevo un forte partito di destra necessario, poiché, altrimenti, alcuni valori ed interessi non avrebbero trovato un forte sostegno.

Il cuore della destra italiana, che è sicuramente in parte diversa dalle altre destre europee poiché, nel bene e nel male deve fare i conti con il fascismo, è la tutela dell’identità e dell’unità nazionale, le ricerca della giustizia sociale, la legalità. E’ evidente, quindi, come AN sia stata il contraltare per la destra egoista della Lega e la concezione “personalistica” berlusconiana delle Istituzioni. Venuta meno AN si sono abbassati  nel centrodestra gli anticorpi verso le derive leghiste e berlusconiane. E, purtroppo, visto l’alto numero di persone di destra coinvolte in scandali sui fondi pubblici, sono venuti meno anche gli anticorpi personali.  La fine di AN ha lasciato senza una patria politica moltissime persone che hanno optato o per l’astensione o per Grillo. Anche a livello locale, la diaspora della destra, ha comportato e comporta una maggiore difficoltà nel sostegno efficace ai valori della legalità, della difesa del territorio della bonifica e delle città nuove, degli strumenti di giustizia sociale.

Proprio per tutto questo, e non certamente per nostalgia, e perché è indispensabile per la democrazia, ritengo necessario un partito unitario di destra, se dal nome AN ancora meglio, che sappia rialzare a livello nazionale e locale i valori e la storia della destra italiana e recuperare quella capacità di indignarsi e ribellarsi di fronte alle ingiustizie, oltreché distinguersi per  non aver mai piegato le Istituzioni agli interessi personali o di parte. Nella consapevolezza che è un’operazione   difficile, lunga e che dovrà fare i conti con lo scetticismo dei militanti e dei cittadini ma, anche, che vale la pena almeno provarci.

Cesare Bruni

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