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“La costruzione del nuovo campo Rom di Al Karama solo speculazione”; la posizione dell’Associazione 21 luglio

Secondo l'associazione che si occupa della situazione dei Rom sul territorio nazionale, non solo la scelta di costruire un nuovo campo è anacronistica, ma ci sarebbero soluzioni decisamente più a buon mercato

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Il campo nomadi di Al Karama

In un lungo comunicato, l’Associazione 21 luglio ha voluto portare le proprie ragioni a sostegno dell’inutilità, a loro dire, della costruzione del un nuovo campo Rom di Al Karama. “L’Italia è riconosciuta in Europa come il Paese più impegnato nell’implementare il “sistema campi rom”, un dispositivo architettonico abitativo parallelo, finalizzato a concentrare e segregare all’aperto, su base etnica, le comunità rom in emergenza abitativa”, scrive l’associazione in una nota, sottolineando che attualmente in tutto il Paese si registra la presenza di 45 campi rom abitati da circa 7.100 persone e di 67 campi sinti dove risiedono circa 4.800 persone ma che dal 2012 sono in atto progetti di superamento degli insediamenti rom per programmare una fuoriuscita delle comunità verso abitazioni convenzionali.

“Negli ultimi anni decine di insediamenti sono stati superati e al 2018 risale, ad Afragola, l’ultima realizzazione di un insediamento per soli rom – si legge ancora nel comunicato – Su scala nazionale ed europea, grazie al parere espresso da direttive e raccomandazioni di diverse istituzioni europee e ordinanze di Tribunali civili, la costruzione di un insediamento monoetnico è ormai riconosciuta come anti-storica e discriminatoria. Malgrado ciò il Comune di Latina, andando contro il trend nazionale, ritiene opportuno realizzare per la comunità rom attualmente presente nella struttura ex Rossi un nuovo insediamento monoetnico in sostituzione di quello denominato Al Karama e distrutto da un incendio avvenuto nello scorso luglio”.

La posizione dell’associazione è stata presa dati alla mano: secondo quanti stimato, infatti, il costo dell’intervento, comprese le spese che l’ente sta affrontando per ‘mantenere’ i rom nella struttura dell’ex Rossi, ammonterebbero a circa 1,5 milioni di euro; facendo un calcolo per nucleo familiare, siamo all’incirca 155.000 euro a famiglia…

Per questo la Articolo 21 è intervenuta direttamente col commissario prefettizio di Latina, Carmine Valente, al quale ha voluto far presente la propria posizione in una lettera datata 23 gennaio. “Nella struttura dell’ex Rossi – si legge nella missiva – risultano presenti 21 nuclei familiari composti da 78 persone. Di essi 45 sono rappresentati da soggetti adulti e 33 da minori. Rispetto alla realtà di altri insediamenti presenti sul territorio nazionale, la peculiarità di questa comunità è l’alto livello di inclusione lavorativa, con famiglie che dispongono di un contratto a tempo indeterminato nel settore dei servizi (con relativi assegni familiari che, considerato l’alto numero di minori consente il raggiungimento di un reddito più che dignitoso); altre dove gli adulti hanno sottoscritto un regolare contratto stagionale; altri adulti svolgono l’attività di braccianti agricoli senza regolare contratto mentre per soli due nuclei si registra l’assenza di un reddito adeguato”.

“Alla luce dei numeri elaborati – continua l’associazione – si ritiene che, in tempi non necessariamente dilatati (massimo 6-8 mesi) e con un costo complessivo stimato non superiore a 160.000 euro (un decimo della spesa che comporterebbe l’operazione di apertura di un nuovo insediamento) si possa dare una risposta strutturale, equa, rispettosa dei diritti umani, sostenibile alla condizione nella quale versa attualmente la comunità. Nel corso dell’indagine svolta abbiamo in realtà visto emergere nel contesto di Latina, un’azione, più o meno latente, di gruppi di interesse che spingono nella direzione della realizzazione di un’opera, come quella di un campo rom”. “Nel corso del nostro storico lavoro sulle comunità rom in Italia e sulle politiche realizzate nei loro confronti – sostiene Carlo Stasolla di Associazione 21 luglio – abbiamo sempre osservato una costante: i rom muovono i soldi. E dove c’è movimento di denaro si registrano sempre interessi più o meno opachi che ruotano intorno. Su questo autorità locali, partiti politici e rappresentanze del terzo settore di Latina sono tutte chiamate a porre estrema attenzione». Alla luce delle considerazioni esposte, Associazione 21 luglio si è resa disponibile ad un incontro con il commissario prefettizio al fine di chiarificare e dettagliare i termini della proposta avanzata”.

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