sollevazione popolare
Massimo Bortoletto

Sollevazione popolare contro il licenziamento di Massimo Bortoletto, per 8 anni direttore della Feltrinelli di Latina. Ieri sui social, e lo stesso accadeva in città, era un rincorrersi di messaggi di solidarietà e sconcerto per una decisione che ha lasciato tutti stupiti.

È stato creato un hashtag #IlMassimo, con tanto di vignetta e un personaggio stilizzato che rappresenta appunto il direttore con il gilet rosso della Feltrinelli (opera di Orangioia). All’interno della libreria, per chi non lo conosceva, poteva sembrare un dipendente qualunque. Chi ama la lettura e la musica però sa che Bortoletto ha creato uno spazio dove discutere, presentare libri, parlare di tutti gli argomenti possibili. Uno spazio che è raro a Latina, una città in cui è davvero difficile pensare ad un luogo di incontro, di scambio culturale.

Ieri si parlava di realizzare una raccolta firme contro il licenziamento e addirittura di boicottare la Feltrinelli, proprio nel periodo natalizio. L’azienda ha sicuramente le sue motivazioni, quello che è certo però è che non è facile assistere in città ad una levata di scudi a favore di qualcuno. Lamentiamo spesso un’indifferenza e un isolamento in un territorio splendido. In questo caso non è stato così.

“#ILMassimo Latina – si legge per esempio sulla pagina Facebook di Magma, associazione di innovazione culturale nata da un network di realtà prima distinte – è stata raccontata in tanti modi nel corso dei decenni: belli e brutti, veri e falsi. Ci siamo schiacciati sul mito nel parlare della nostra città, perché spesso non era possibile raccontare una realtà positiva.
Da qualche anno, c’è un modo di raccontare Latina con orgoglio: parlare de la Feltrinelli e di come il suo direttore, Massimo Bortoletto, ha deciso di declinare la mission aziendale per radicarsi meglio sul territorio, per svolgere il ruolo che qualsiasi libreria, indipendenti e non, dovrebbe svolgere.

Nel corso degli anni, con una naturalezza davvero sorprendente, grazie ad un’azione incisiva, diffusa, orizzontale, paziente, costante e presente, la libreria Feltrinelli è diventata un punto di riferimento per imprese culturali, associazioni, scrittori, lettori, festival culturali come Lievito, Potere alle Storie, Come il vento nel mare e tanti altri.
C’era finalmente a Latina, una libreria che svolgeva il ruolo di motore culturale per un’intera comunità. Che si estendeva su tutto il territorio provinciale. Era un faro, costantemente acceso.

Abbiamo saputo che Massimo è stato licenziato. Non entriamo nel merito di scelte aziendali ma crediamo che sia doverosa una nostra testimonianza, non solo scritta. Per cui invitiamo tutta la comunità a coordinarsi per decidere cosa sia meglio fare, affinché quel motore non venga spento, non venga ridotto, non venga modificato. Non abbiamo bisogno di una qualsiasi libreria Feltrinelli, abbiamo bisogno della libreria Feltrinelli che il direttore Bortoletto aveva immaginato”.

Anche il presidente di Rinascita Civile, Sara Lazzaro, pubblica un post e ha parlato di una libreria con “una dimensione umana in cui la cultura non si fa ma si coltiva” e ha espresso la sua solidarietà. Tantissimi anche i messaggi di semplici cittadini, scrittori emergenti che alla Feltrinelli hanno trovato spazio e lettori.