lunedì 17 Gennaio 2022

La città che cambia nei simboli che la rappresentano

La storia della fondazione di Littoria, il suo nome, sono legati a doppio filo alla sua origine fascista. Con la deposizione del dittatore Mussolini la situazione cambia. Qualcuno propone addirittura di radere al suolo la città, simbolo di un recentissimo passato che si vuole cancellare.

Ovviamente la cosa non avviene. Ma devono cambiare i simboli, come lo stemma cittadino.

Uno stemma araldico di Littoria adottato all’atto della fondazione nel 1932 era costituito da un ancile azzurro contenente un fascio littorio aureo, avente legati a sé sui due lati due fucili con baionette. Lo scudo era coronato esternamente da spighe di grano, legate nella parte bassa da un cartiglio contenente l’epigrafe A.X (ovvero “anno decimo dell’era fascista, allusione all’anno d’istituzione della città); nella parte superiore compariva un elmetto militare.

Una versione alternativa dell’emblema racchiudeva il suddetto disegno in uno scudo francese moderno, egualmente azzurro.

Con la caduta del fascismo e la ridenominazione della città in Latina, s’impose una revisione dello stemma, che fu ridisegnato mantenendo elementi di comunanza con la versione precedente: ne risultò uno scudo francese moderno di colore azzurro (ornato esternamente dalla corona turrita cittadina) contenente il disegno della torre del municipio nodrita su un prato verde e cinta ai lati da due spighe di grano, legate inferiormente da un cartiglio rosso col motto LATINA OLIM PALUS (letteralmente “Latina, un tempo palude”).

Il gonfalone post bellico è un drappo troncato nero e blu, con frange e iscrizioni auree, caricato centralmente dell’arma comunale. L’asta portante è ornata da una cravatta nei colori del tricolore italiano.

La filosofia sottesa ad ambedue gli stemmi è quella di evocare le origini della città, fondata “a tavolino” mediante bonifiche di terreno palustre e successivamente dedicatasi in massima misura ad attività prettamente agricole.

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