Cenone di Natale

“E’ ora di finirla stasera mangeremo come si deve, una cena lunga tanto da vedere la nascita di Nostro Signore”. Mamma fu determinata, dovevamo fare anche noi il cenone e lungo, lungo ore, con tante portate da riempire la notte di Natale.

Non era difficile, era impensabile. Da noi si mangiava per nutrimento, e la magrezza non era virtù ma conseguenza di una dieta parca, ma per mancanza. Da piccoli eravamo pelle (poca) e ossa e se passavamo dalle parti di qualche università avrebbero risparmiato nell’acquisto degli scheletri.

Ma la decisione era presa, si sarebbe fatto un gran passo e un grande pasto. Del resto papà minimizzava sempre mamma citando i cenoni di za Quintina, con 13 portate.

Mamma non era una scheggia in cucina, ancora oggi non mangio il pollo perché lei me lo presentava come era in natura, solo senza penne, ed io non riuscivo a mangiare un morto che ti guardava fisso, mi pareva brutto. Ma lei non l’ha mai acquisito e si ostinava a cucinarmi il pollo anche a 40 anni e alla ennesima sollecitazione “dai assaggialo”, io rispondevo “ma non l’ho mai mangiato”.

Capite bene che non si trattava di Antonino Cannavacciuolo. Gli va riconosciuto che ci si mise di buona lena; antipasto, tirata la sfoglia e fatto i cappelletti e… c’era tutto fino al panettone (che ce lo presentò di persona papà che era stato a lavorare a Milano) e lo spumante era (in verità l’unico spumante che riconosco) l’Asti Cinzano con tanto di cavaliere e lancia in resta. E il panettone era Motta, mica scherzavamo

Mise pure a tavola piatti che neanche immaginavamo di avere e alle 8 in punto si parte. Suggerimento: andate piano. Dovevamo aspettare che nostro signore si facesse umano per stare a tavola con noi.

Alle 8 e 22, era tutto finito e mangiammo anche un mandarino.

La cena più lunga di sempre durò come sempre, quasi niente.

Alle 9 papa dormiva, io e mia sorella tirammo avanti fino alle 22. Alle 24 pare che nostro signore sia venuto, ma noi dormivamo, già mangiati.

Morale della favola: il Natale arriva anche se dormi, anche a mangiare ci vuole pazienza che chi si nutre ne fa volentieri senza. E nostro Signore? Lui capì le intenzioni e non se la prese mai con noi, fu clemente come lo è sempre con la povera gente.