A Formia hanno convissuto per decenni con una bomba, capita, ora (il 5 maggio) la disinnescheranno.

Mentre? Nessuno lo sapeva era come se non ci fosse mai stata, era un peso inconsapevole, una cattiva coscienza (pericolo) che era nascosto, celato nel dimenticatoio delle cose brutte di una guerra brutta che volevamo non vedere, ricordare. Ora il tempo è passato e quel non vedere si è trasformato nella meraviglia di un passato letto tutto al presente. Come abbiamo una bomba? Possiamo morire tutti. Dovremmo star fermi un giorno, mio dio che tragedia. E  nessuno, ora, conta i giorni del pericolo mai capito, mai compreso.

Ecco, le rimozioni a questo servono: a farci trasformare le ragioni in sorprese, a non capire più le cose. Quella bomba è la guerra nella sua durezza, è la fortuna che anche la morte a volte non ha la “sua fortuna” e non esplodendo ha salvato tanti, per tanto tempo, ed ora finisce il suo tempo perché la conosciamo, l’abbiamo scoperta, scovata.

La faremo brillare, un innocuo botto e via. Ma di quel passato, quello della bomba, dobbiamo avere memoria, ricordo perché è stata offesa a noi, ma quella guerra l’avevamo dichiarata noi, noi avevamo offeso, noi eravamo gli aggressori (di 20 nazioni diverse, mica una) e seppur avessimo costruito qualche edificio pubblico abbiamo distrutto il paese intero. E questo lo ricordo a me, e a quella retorica che sta diventando, a Latina, come la bomba di Formia.  E badate non è questione di destra o sinistra, perchè la rimozione è collettiva di ogni parte solo che, per la sinistra è peggio, perché vile, mentre per gli altri è almeno comprensibile.

Parliamo di quel passato nei suoi orrori, non lo raccontiamo come una pace che non c’era.