venerdì 9 Dicembre 2022

L’8 dicembre che ha cambiato verso alle cose

di Alessandro Cozzolino – Le primarie del partito democratico, svolte l’8 dicembre, ce lo hanno ribadito ancora una volta: gli italiani sono stanchi di una classe politica che ha ormai fatto il suo tempo e vogliono guardare avanti, stanchi delle perdite di tempo e delle parole che risuonano ormai vuote, alle quali nessuno crede più.

Ora il compito più difficile: rispettare le cose promesse in questo anno in cui Renzi si è proposto ed è stato seguito come uno dei pochi politici credibili della politica nazionale.

Dobbiamo dire che l’inizio è stato ottimo. Il 9 dicembre aveva già portato a termine 4 punti del suo programma:

1) una segreteria giovane (età media 36 anni);

2) andare oltre le quote rosa. Dei 12 componenti della sua segreteria ben 7 sono donne;

3) rottamare le correnti. 12 persone scelte solo ed esclusivamente dal segretario, senza ascoltare i vari “capi bastone” e di fatto delegittimandoli come interlocutori;

4) annunciare la segreteria il giorno dopo essere eletto segretario

Se il buongiorno si vede dal mattino direi che la strada intrapresa è proprio quella giusta, quella da seguire per tornare a raccontare una politica diversa, che sia capace di riavvicinarsi alle persone comuni, che rinunci ai propri privilegi, che sappia nuovamente farsi interprete dei bisogni delle persone. La politica che sappia anche dare l’esempio. Proprio in questa direzione va la decisone (che ha destato scalpore nei media e negli addetti ai lavori) di riunire per la prima volta la segreteria alle 7 di mattina. La politica è un lavoro, un lavoro bellissimo ma un lavoro, dove si viene pagati per risolvere i problemi senza perdere tempo. Questo messaggio è arrivato forte e chiaro a tutti, con un gesto come questo.

Il partito democratico ha finalmente un leader forte e credibile, capace di comunicare al meglio i contenuti che il PD propone, e che proprio per questo piace molto e raccoglie consensi sia dentro che fuori il partito.

Il nuovo gruppo dirigente del centro sinistra ha adesso una grande opportunità, che non può permettersi di sbagliare come hanno fatto i suoi predecessori. Il cambiamento deve essere reale, deciso e soprattutto su tutti i livelli. Nei partiti regionali, provinciali e comunali, così come nei ruoli istituzionali.

Personalmente ho sostenuto Renzi dall’inizio, dalla sfida con Bersani per intenderci. Dopo un anno di lavoro sono stati fatti grandi passi avanti e anche gli iscritti del partito, anche quelli nelle cosiddette “regioni rosse” hanno capito che ora è il momento di pensare a un centrosinistra diverso, al passo con i tempi e con i nuovi bisogni della società italiana.

Chi non ci crede, chi vuole remare contro guardando all’interesse della piccola fazione interna a scapito di tutto il partito e di tutto il Paese si chiami fuori. È nato un nuovo PD, aperto, più sincero, più affidabile e più credibile che avrà l’arduo compito di cambiare verso al Paese.

Adesso tocca a noi.

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