di Redazione – E finalmente l’Italicum, la tanto discussa proposta di riforma delle legge elettorale nata dall’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, ha superato il pericoloso varco della Camera dei Deputati. I voti favorevoli sono stati 365, 40 gli astenuti e 156 i contrari, nelle fila dei quali si annoverano Movimento 5 Stelle, Sel, Lega, Popolari e Fratelli d’Italia.
Archiviate, dunque (o almeno momentaneamente “sconfitte”), le polemiche dei giorni scorsi, esplose soprattutto in tema di preferenze e quote rosa, con la leadership del Presidente del Consiglio che, seppur messa a dura prova, riesce a tenere in uno dei primi importanti esami affrontati, malgrado l’assenza ingiustificata di 13 deputati PD alla votazione (tra i quali Enrico Letta e Pippo Civati) non lanci certo segnali incoraggianti all’ex sindaco di Firenze.
Il testo approvato prevedere un premio del 15% al partito o alla coalizione che dovesse raggiunge la quota del 37% (purchè, premio compreso, rimanga al di sotto del 55% dei seggi), e un ballottaggio tra le due forze più votate nel caso nessuno dei competitor arrivasse a tale percentuale. Gli sbarramenti per l’entrata in parlamento sono invece posti a livello nazionale al 12% per le coalizioni, al 4,5% per ognuno dei partiti che ne fanno parte, e all’8% per i partiti che decidessero di correre da soli alle elezioni.
Superato a fatica lo scoglio della Camera, la legge approda ora in Senato, passaggio che si preannuncia tutt’altro che tranquillo e scontato, vista la già da più parti manifestata volontà di riproporre anche nella camera alta emendamenti su preferenze e quote rosa, che tanto hanno rallentato l’Italicum tra i banchi di Montecitorio.





