lunedì 17 Gennaio 2022

Intorno al nome di Latina, una storia di nonne poco retorica

Mia nonna Gilda (Gilda Pagin per l’anagrafe e la precisione), classe 1914, una donnona veneta dalle guance rosse quando dal podere 1048 doveva andare in città tuonava: “mi vago a Littoria“. Noi, bimbi, pensavamo ad una distorsione dialettale. Nonna aveva mille e piu’ ragioni per chiamare quelle 4 case, pure male cerite, con quel nome.

Perché era il nome del suo tempo, per noi l’unica città che stava li vicino era Latina. Latina ha avuto quel nome, consentitemi l’opinione non esaltante, per 13 anni, per 60 si è chiamata Latina. Come Latina è passata da un paesetto tipo che Pontinia, ad una media città italiana.
Latina si chiama cosi e altro nome non può avere, il che non significa che prima era quadrato, prima ancora, andate indietro quanto volete fino a Satricum o prima ancora. Perché c’è sempre un prima.
Latina dovrebbe pensare al futuro, vivere il presente e lasciare il passato ai ricordi e agli storici.
Latina si chiama Latina e basta, nonna Gilda poteva permettersi di chiamarla come l’aveva conosciuta, ma nonna è morta con mio grande dispiacere di nipote e con tutto l’affetto che ho nutrito per lei, in geografia non era una scheggia e sul nome della città vicina si ostinava a sbagliare.

PS: per nonna Pippa (Filomena Borgioni, classe 1916)  quella di Sezze, che quelli in camicia nera li poteva veder poco per via che gli piacevano di più i preti e Don Sturzo, si ostinava a chiamarla Piscinara. Mai pronunciato né Littoria, né Latina. Per eleganza e un po’ di distacco. Anche quando arrivarono i democristiani lei non demordeva, con Piscinara. Ma anche lei non c’è più

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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