lunedì 25 Ottobre 2021

Intervista a Renzo Calzati: la crisi delle imprese? E’ di idee. Più fatti e meno parole

Di Giusy Cavallo – E’ nato lo stesso giorno di Latina ma “non è Latina che è nata il mio stesso giorno”, ci tiene a precisare, stiamo parlando di Renzo Calzati, direttore generale di Icar Spa e famoso imprenditore. Lo abbiamo intervistato, nel giorno del suo compleanno, per chiedergli di cosa hanno bisogno le imprese oggi in questo periodo di crisi (parola che non gli piace).

Lei è nato lo stesso giorno di Latina e ha contribuito alla crescita economica della città. Oggi le pmi sono in crisi, di cosa ha bisogno l’imprenditoria?

Parlare poco e fare di più, superare le difficoltà che ci sono e formalizzarsi di meno. Bisogna tornare ai fondamentali del lavoro, ovvero lavorare. Chi ha voglia di lavorare deve essere messo nella condizione di operare in primis eliminando la burocrazia in toto.

Come si fa a creare lavoro in un periodo di stallo come questo?

Il lavoro c’è, meno di prima, ma c’è. Dobbiamo cercare di snellire tutta la burocrazia che c’è attorno al lavoro. Chi ha voglia di fare deve poter fare, ci vuole impegno da parte della Pubblica amministrazione, dei sindacati, dei lavoratori stessi. Negli anni 60, quelli del boom economico, la gente pensava a lavorare: pochi diritti, poche regole, poco verde, ma tanta voglia di fare, ecco torniamo allo spirito di allora ma con le regole di oggi, basta mettere i bastoni tra le ruote.

Chi mette i bastoni tra le ruote secondo lei?

Tutti, anche i sindacati.

L’anno prossimo si rinnova la presidenza della Camera di Commercio, posso chiederle un bilancio di questo quinquennio che sta per chiudersi?

Il bilancio dipende dalle associazioni, purtroppo la Camera di Commercio paga la crisi del sistema e delle singole associazioni che la compongono. Una crisi, non mi piace usare questa parola, che non è solo economica, ma è di idee, di identità, di voglia di fare e anche di denari. Purtroppo ad oggi tutto il sistema è incartato e anche la Camera di Commercio ne paga le conseguenze.

Un’ultima domanda sulla cultura, lei, insieme ad altri imprenditori del territorio, ogni anno fa sì che il Concerto di Capodanno possa ripetersi. Secondo lei è giusto che siano i privati a doversi fare carico di questo?

Ormai solo il privato può finanziare la cultura, se ci aspettiamo che lo faccia il pubblico sbagliamo. Il pubblico può fornire gli strumenti e fare delle leggi che consentano di agevolare il privato: è giusto che i soldi che vengono investiti in cultura non vengano tassati.  Secondo me il privato deve sostituirsi al pubblico o, almeno, cominciare a imparare a farlo. Allo stesso modo le associazioni devono imparare a lavorare da sole e a non lamentarsi. Le amministrazioni devono dare gli strumenti ma poi è il privato che deve intervenire. Non è più come una volta quando tutto si doveva finanziare con i soldi dello Stato che poi, essendo gratuiti, si sprecano anche con più leggerezza.

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