Enzo Eramo durante la premiazione degli internazionali

Vado agli internazionali femminili di tennis a Sezze, 33esima edizione. Per strada mi chiedo, ma io e il tennis? Capisco perchè ci vado, ci sono i miei amici che mi aspettano, Enzo, Damiano e Gianni, mo pare brutto non tornare. Poi Enzo, inteso come Eramo, ci tiene tanto. Ma io… salgo verso il ritorno e ci penso. Abitavo alle Piagge Marine, mio padre torno da latina con una strana palla pelosa, era per me. Presi la palla che era così bella, quasi avevo paura di romperla. Poi mi accorgo che rimbalza tanto, e va veloce, veloce, che se la sbatti forte neanche la vedi. Non lo sapevo ma papà mi aveva regalto il tennis, era una palla da tennis, ma questo l’ho scoperto dopo quando il tennis è venuto da me, nel mio paese con ragazze belle e veloci. Veloci tanto più di noi. E vederle era già spettacolo, lo sport? Poco interessante per il superiore interesse estetico.

Poi, anni, dopo lo praticai, il tennis, per via di una infatuazione. In fondo il motivo era lo stesso della scoperta, ma lei era tanto più brava e bella di me, mi sfiancò… al tennis. Ma per questa virtù mi ero quasi fatto tennista.

E pensavo, che però mica è vero che il tennis era lontano da me, e da me era venuto tre volte a mia breve memoria, e mai per male ma sempre figo.

Il campo è pieno di gente giocano la finale Bianca Turati e Nastassja Burnett, finale tutta italiana. Sono diviso nel tifo, la Burnett è più carina, ma la Turati… mi scuserete ma sono un vecchio socialista e quel nome è per me irresistibile, per la politica è l’altra malattia della mia generazione. E lo scontro è tutto lì tra estetica e utopia.

Damiano cerca di aiutare le sorti dell’estetica preannunciando vittoria facile per la Turati, che dopo la previsione un poco si tracolla. Ma utopia vince… a proposito le pallette rimbalzano ancora veloci come la prima che mi regalò papa.

Vince utopia, e vince anche il fair play, l’annunciatrice dice: premiamo la Turati per la pazienza che ha dimostrato con i bambini. Gli avrei detto è l’umanità di Turati, del mutuo soccorso degli operai di Milano, ma dai chi ci crede più. Ma Damiano trova il conforto di Gianni quando gli dice: beh quessa è socialista, e Salvatore La Penna, consigliere regionale di antica famiglia socialista, dice “ma sine”.

Vedo a premiare Alessandro Pontecorvi che è l’anima del tennis qui, lui e la sua vita coincino quasi in toto con il tennis setino, lepino, pontino (fate voi). C’è Titta che lo chiamano come “amico del tennis” e pare un patriarca.

Il pubblico applaude, ha vinto: “Beh -conclude Damiano – i sport nè democratico, vence chi vence”.

Ha vinto l’utopia contro l’estetica, e ho capito perché sono tornato qui, perché ogni uomo ha bisogno della sua storia e la mia, anche se non sono più qui è questa.

Gianni fa: “tocca tollemoce n’aperitivo”.