discarica

La Direzione distrettuale antimafia di Roma ha chiuso le indagini sull’operazione Maschera relativa al presunto traffico illecito di rifiuti tra la Capitale, Frosinone e Latina. Sono ormai arrivati a tutti gli indagati, 31 le persone coinvolte, gli avvisi di conclusione indagine, e a breve sarà fissata la data per l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio.

I nomi coinvolti sono di massimo rilievo, tra gli indagati ci sono infatti gli ex dirigenti della Saf, che gestisce e lavora i rifiuti dei 91 comuni associati della provincia di Frosinone nel suo impianto di Tmb. I dirigenti e l’amministratore (Valter Lozza) della Mad, la società che gestisce la discarica di Roccasecca, ma anche nomi di aziende pontine (come la Csa di Castelforte o pontini come Riccardo Traversa).

Le indagini dei carabinieri forestali di Frosinone, coadiuvati dall’Arpa e dal consulente del Tribunale poi nominato dalla Procura di Roma avrebbero accertato lo smaltimento in discarica di rifiuti innocui, quando invece sarebbero stati potenzialmente pericolosi e per i quali la legge prevede un diverso tipo di smaltimento. Alcuni indagati in particolare avrebbero truccato i codici Cer (Catalogo europeo dei rifiuti, nel quale sono raccolte tutte le tipologie di rifiuti destinate allo smaltimento o al recupero).

Il secondo versante invece riguarda la truffa che sostanzialmente però rafforzerebbe il sistema attraverso minori costi di smaltimento, maggiori introiti per le discariche che hanno più conferimenti con la complicità dei laboratori di analisi “compiacenti”. Un vero e proprio ciclo dei rifiuti al risparmio che si sarebbe creato a cavallo di tre province, potenzialmente capace di fare danni serissimi. Il tutto attraverso scarsi controlli.

Il 16 gennaio 2017 scattano sequestri e perquisizioni (anche domiciliari) per i 31 indagati. Nel marzo successivo però le società Refecta, E.Giovi, Dsi, Rizzi, Vetreco e Csa chiedono e ottengono al tribunale del Riesame il dissequestro degli stabilimenti. Di fatto erano rimasti aperti per una deroga concessa in funzione della operatività del sistema rifiuti e i servizi connessi. Questa notizia è salutata come “lo smantellamento del castello accusatorio” da parte di alcuni dei componenti del nutrito gruppo di avvocati delle varie aziende. L’inchiesta però nel frattempo è andata avanti e ora si attende l’udienza preliminare, per capire se il giudice disporrà un processo.