venerdì 7 Ottobre 2022

In Italia è emergenza lavoro, ma la politica pensa a Berlusconi

di Lucio Fava del Piano

Quattrocentomila nuovi disoccupati in un anno. E’ questa la riga finale del conto stilato dall’Istat in merito allo stato dell’occupazione in Italia nel mese di settembre. In totale, secondo le rilevazioni dell’Istituto di Statistica, il numero dei disoccupati nel nostro Paese sfiora i 3 milioni e duecentomila unità, per una percentuale del 12,5%, il dato più alto dal 1977, anno di inizio di queste misurazioni.

Se il dato complessivo è già di per sé molto preoccupante, quello che riguarda i giovani è addirittura allarmante: nella fascia di popolazione tra i 15 e 24 anni, il tasso di disoccupazione si attesta infatti al 40,4%, ritoccando al rialzo il dato precedente che già aveva sfondato la soglia psicologica del 40 per cento.

A voler cercare qualche appiglio all’ottimismo, si può considerare che le cifre diffuse questa mattina dall’Istat non devono essere lette necessariamente in controtendenza rispetto ai timidi segnali di ripresa che altri indicatori stanno registrando. E’ infatti una costante che le dinamiche dell’occupazione non seguano in maniera del tutto sincrona gli andamenti, ad esempio, del Pil, della produzione industriale e degli ordinativi, ma si muovano in genere almeno con un semestre di ritardo. E quindi si può sperare che, se quei segnali si consolideranno, nei prossimi mesi anche  il numero degli occupati potrebbe tornare a salire.

In ogni caso, le cifre della disoccupazione servono a spiegare – almeno in parte – un altro drammatico dato diffuso dall’Istat appena un paio di giorni fa, quello secondo cui i poveri in Italia sfiorano il numero di cinque milioni e sono raddoppiati nel corso dell’ultimo quinquennio o poco più (nel 2007 erano 2,4 milioni) a causa della perdurante crisi economica.

E in questo stesso solco si inseriscono i nuovi scontri andati in scena oggi nel centro di Roma, con i movimenti per la casa e i cosiddetti antagonisti che per la seconda volta nel giro di un paio di settimane hanno inscenato manifestazioni violente, “assediando” i palazzi del potere. Una protesta dalle modalità certamente non giustificabili né condivisibili. Ma che dietro la violenza porta in piazza un disagio reale, quello per l’emergenza abitativa, particolarmente sentito nei grandi centri urbani e anche esso figlio della crisi lavorativa ed economica.

In uno scenario di questo tipo ci si aspetterebbe che la politica fosse a lavoro giorno e notte per risolvere i tanti e gravi problemi sul tappeto. E invece no. La politica, la politica nazionale, la politica romana, parla prevalentemente di Berlusconi. E anche oggi è stato tutto un rincorrersi di voci, se decade, quando decade, se decade in modo palese o segreto, se farà cadere il governo, quando farà cadere il governo. Se questa è una risposta ai problemi del paese, sembra francamente inadeguata.

Roberto Miscioscia
Classe 86, imprenditore. Esperto di comunicazione. Osservatore delle dinamiche sociali. Amo la filosofia e mi appassionano le neuroscienze. Il mio libro preferito è MINSET di Carol Dweck... il mio film preferito LIMITLESS.

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