domenica 29 Gennaio 2023

Imprese a rischio chiusura e il Governo le spinge ad indebitarsi. Fazzone: “Ridurre tasse e contributi Inps”

“Il decreto liquidità del governo Conte? Una ‘Ferrari senza motore’. Ci saremmo aspettati un’immissione shock vero in termini di liquidità, che rilanciasse l’economia, ma in realtà il decreto consente solo alle aziende di indebitarsi. Si costringono le imprese a pagare le tasse arretrate. In questo modo lo Stato potrà continuare ad incassare e non dovrà preoccuparsi di far fronte alla valanga di nuovi disoccupati che la chiusura o anche solo il ridimensionamento delle attività aziendali avrebbe causato”.

Questo il commento del senatore e coordinatore regionale del Lazio di Forza Italia, Claudio Fazzone, rispetto alle misure messe in campo dal Governo per far fronte agli effetti devastanti dell’emergenza Covid 19 sul territorio.

In queste settimane l’attesa e la fiducia delle aziende così come dei liberi professionisti si è scontrata con alcuni problemi legati all’eccessiva burocrazia ma anche ai limiti stessi delle azioni.

“Le falle del decreto stanno lentamente venendo a galla. Ci sono circa 272.000 aziende escluse in partenza dai finanziamenti perché segnalate alla centrale rischi per via di qualche omesso o ritardato pagamento. Tutte le altre (tranne le micro imprese) dovranno invece – spiega Fazzone – garantire gli attuali livelli occupazionali, previo accordi sindacali (cioè non dovranno licenziare nessuno). Naturalmente i soldi non li regalano, ma vanno restituiti entro un massimo di 6 anni maggiorati di interessi (che deciderà la banca)”.

Insomma il Governo con alcune di queste misure di fatto non fa altro che spingere le imprese ad assumersi l’onere di un nuovo indebitamento che, ad oggi e stando la situazione di emergenza in atto, non si sa se saranno in grado di fronteggiare.

“Questo decreto non ci piace per tante ragioni. Sappiamo che un’azienda che non produce utili, ma perdite, non otterrà mai alcun prestito dalla sua banca, perché non sarebbe in grado di restituirlo. Ed allora ci chiediamo: perché mai lo Stato la spinge ad indebitarsi? Forse perché quelle aziende verrebbero probabilmente a trovarsi fra uno o due anni in una situazione peggiore di quella attuale? con molti più debiti e col rischio concreto di perdere anche il proprio patrimonio e i loro titolari forse anche la casa?”

Quindi? Senza aiuti veri molte imprese saranno costrette a chiudere o ridurre l’attività e licenziare il personale. Seguirà allora un aumento dei disoccupati (imprenditori, autonomi, professionisti) e ci sarà una vera e propria rivoluzione del sistema socio economico ed in particolare del popolo delle partite Iva.

“L’unica soluzione per salvare aziende e dipendenti resti quella di contrastare il crollo dei ricavi causato dalla pandemia attraverso la riduzione delle imposte e dei contributi da pagare all’Inps e che lo Stato potrebbe fiscalizzare. Lo Stato potrebbe sostituirsi al datore di lavoro nel pagamento dei contributi per il personale. In tal modo non si pregiudicherebbero le future prestazioni previdenziali e assistenziali dei lavoratori. Solo così le aziende potrebbero restare aperte e non licenziare il personale. Il governo nel decreto liquidità avrebbe potuto e dovuto almeno garantire per una parte (30%?) finanziamenti alle imprese a fondo perduto. Dando una vera iniezione di liquidità ‘libera’ e non vincolata. Purtroppo invece così non è stato”.

Per sostenere le aziende in questa fase quindi è necessario abbattere tasse e contributi.

“Non per sempre certo, ma almeno per quest’anno e in misura ridotta per il prossimo. Solo così si potrà evitare la distruzione del nostro sistema produttivo fatto soprattutto di piccole aziende commerciali e artigianali e salvaguardare i livelli occupazionali. Ed allora, passata la tempesta, le aziende potranno davvero tornare pian piano a produrre utili e a pagare le tasse. Incoraggiarle ad indebitarsi è un atto miope e controproducente per tutti perché – conclude Fazzone – serve solo a prolungarne l’agonia e a rassegnarsi al declino”.

Alessia Tomasini
Nata a Latina è laureata in Scienze politiche e marketing internazionale. Ha collaborato con Il Tempo e L'Opinione ed è stata caporedattore de Il territorio e tele Etere per la politica e l'economia. L'esperienza nell'ambito politico l'ha vista collaborare con pubbliche amministrazioni, non ultima quella con la regione Lazio, come portavoce e ufficio stampa.

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