Rallenta il tasso di crescita delle aziende della provincia di Latina. Lo rivelano i dati Osserfare diffusi oggi dalla Camera di Commercio di Latina e relativi al 2018. I numeri parlano chiaro: il tasso di crescita del 2018 è pari allo 0,81%. Nel 2017 era pari all’1,18%. Un dato che segna una fase di stagnazione.

Per tasso di crescita si intende il saldo tra le aziende aperte e quelle cessate. 

A proposito di nuove aziende iscritte alla Camera di Commercio, queste sono 3.440. Erano 3.778 nel 2017, una flessione del -5,94%. Stabile il dato della mortalità, pari 2.973 imprese in meno (il 5,13% del totale e in calo rispetto alle 3.097 del 2017).

Per quanto riguarda il settore economico, soffre l’agricoltura (-84 unità), in particolare il settore delle coltivazioni di ortaggi e delle colture permanenti, così come quello delle stalle bovine e il settore viticolo. Al contrario, crescono le aziende che trattano alberi da frutta e frutta tropicale (tipo il melograno).

Va meglio invece l’industria e le costruzioni, trainate soprattutto dal settore manifatturiero.

Le attività commerciali si mostrano disomogenee. Cresce il settore auto (+3,08%), mentre il commercio al dettaglio e l’ingrosso decelerano, anzi quest’ultimo perde ben 30 unità su 53.

Crescono le attività impiegate nei trasporti.

In aumento ma di poco le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, +1,12% rispetto al 2017. Bene la ristorazione, male invece il settore legato a pub, birrerie ed enoteche che invece aveva alimentato la crescita nel 2017.

Crescono meno del 2017 le attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+2,11%, a fronte del +5,39% precedente).

Segnali positivi anche per le “altre attività di servizi”, dove si nota la crescita del settore di parrucchiere ed estetisti. 

Infine, nel corso dell’ultimo anno le aperture di procedure fallimentari diminuiscono leggermente (110, -7,6% rispetto ai dodici mesi precedenti), in linea con la dinamica riscontrata su base nazionale (10.548 procedure aperte, -6,2% rispetto al 2017).

Artigianato, crisi senza fine

Il dato relativo all’artigianato in provincia di Latina accentua ancora una volta la crisi del comparto: 8.896 unità, ma il saldo tra iscrizioni (543 unità) e cessazioni non d’ufficio (632 aziende) determina la sottrazione di ulteriori 89 unità. 

Il dato evidenzia una decrescita che sfiora l’1%, in accentuazione rispetto alla flessione registrata nei dodici mesi precedenti (-0,77% il tasso, -70 unità in termini assoluti).

Soffre il comparto edile, con perdite pari all’1,34% delle aziende, più del 2017. Continua a contrarsi, ma di meno, la manifattura, che subisce una flessione del’ 1,47% ma per la prima volta inferiore al 2%

Cresce invece il settore delle parrucchiere ed estetiste, anche se meno del 2017  (+1,64%, a fronte del +2,29% del 2017); da segnalare che il contributo in tale segmento delle attività dei tatuaggi e piercing, che mantiene comunque la vivacità dello scorso anno.

Per quel che riguarda le attività commerciali continua la crisi delle officine meccaniche che trascina l’intero comparto.

Le imprese straniere

Nel 2018 rallentano anche le imprese gestite da stranieri. Solo 62 nuove imprese in più a fronte delle 172 del 2017, determinando le complessive 4.273 imprese non indigene; il trend risulta in deciso contenimento, per un tasso di crescita del +1,44% (a fronte del +4,13% dei dodici mesi precedenti).

Rallentano le imprese legate alle costruzioni, addirittura negativo è il valore delle attività commerciali. Tiene il comprato agricolo, crescono le attività di ristorazione

Le imprese gestite dai giovani

Infine, l’ultimo dato riguarda le imprese gestite dai cosiddetti juniores. Sono 6.432pari al 9,5% dell’intero universo delle aziende della provincia di Latina.

Ma anche in questo caso il tasso di crescita è in contenimento: +9,83%, a fronte del +10,53% dei dodici mesi precedenti. Un valore determinato dal saldo tra le 1.152 iscrizioni e le 501 cessazioni non d’ufficio.

Crescono in modo contenuto rispetto al 2017 le attività del comparto agricolo (+9,70% il tasso, a fronte del +14,92% riferito al 2017). Si conferma nuovamente il calo del segmento della ristorazione, in particolare i bar ed esercizi simili (pub, birrerie, enoteche…).

I giovani investono però in attivitàà di cura della persone e attività professionali di consulenza di impresa, pubblicità e fotografia.