Rosa Iovinella e Damiano Coletta
Rosa Iovinella e Damiano Coletta

“Fatto politico grave”, sarebbe questa la frase usata nel corso degli incontri del triumvirato (Coletta-Iovinella-Briganti) dopo la lettera dell’avvocato della dirigente dei lavori pubblici Lanzillotta. Non si danno pace in Comune, la cosa gli sta sfuggendo di mano. Sono un fortino assediato, non ne imbroccano una. Le dimissioni di Sergio Capucci, poi quelle che si potevano rinviare (se ci fosse stato un regista politico, una tenuta politica) di Colazingari dalla commissione affari istituzionali, il dissenso forte su Abc di Olvier Tassi (esponente di punta di Lbc), poi la lettera dell’avvocato della Lanzillotta. Ma nel triumvirato non hanno capito che il nodo non è nei singoli episodi ma è di sistema. Prendono il singolo caso, cercano di mettere una toppa, ma è il modello che non regge più, sta cedendo il pianale di Lbc, e siamo al secondo anno. In amministrazione poi, non si consumano mai vendette, ma si rivendicano ragioni. La Lanzillotta non è l’errore è l’ennesimo caso di dissenso.

Oggi Coletta avrebbe bisogno, più che mai, di quelli che il triumvirato gli ha fatto lasciare per strada, Costanti e Capirci, servirebbe non una risposte tecnico-vendicativa ma un percorso politico. Ma è solo, ed è, per dirla con Guccini, una morte un poco peggiore.

Speriamo, per loro, che non esasperino il confronto interno tra i funzionari, non reggerebbero botta. Meglio mediare e ridimensionare il centro del potere. Bisognerebbe conoscere la politica dei moderni, non quella di Pericle, quella della rappresentanza che cdita come principio cardine “tutto il potere a nessuno”