Mario Cancellieri
Mario Cancellieri

Ci salutavamo quasi ogni mattina, il centro storico di Latina, in fondo, è un paese di qualche centinaio di persone, sempre le stesse. Sorrideva figlio di una antica cortesia, una cosa non scontata in una società aeducata come la nostra, ma figlia di antiche culture, lui era di Ronco Ferraro nel mantovano, dove era nato 72 anni fa. Ci salutavamo, del suo passato calcistico restava il passo, passo da calciatore, inconfondibile per quella modifica che fa agli arti l’amore della palla. Non entro nel merito di cose di pallone, o imprenditoriali, ha portato a Latina la scarpa di qualità, il gusto del calzare, ma di quella “antica cortesia” che lo faceva gradevole. Emilio Andreoli, suo collega, nel ricordarlo ha sottolineato l’orgoglio con cui spingeva la carrozzina con il nipote o la nipotina, è vero era come un quadro di un altro tempo in cui il tempo non lo nascondevi ed essere nonno era orgoglio e premio. Trasferiva serenità in un tempo caotico di inutilità, indaffarato di niente. Non c’è stato giorno e se ci penso sono passati anni, anche difficili a contarli che non abbia sorriso e salutato, da me ricambiato, la città è cresciuta dura, di frontiera, di furbizie senza maniera, lui era di quella eleganza che ha palazzo Te a Mantova, la bellezza non nella paura delle dimensioni, ma nella armonia delle proporzioni. Ti saluto, ora ci sarà a Latina un sorriso in meno, una educazione in meno, saremo più cafoni. Buon viaggio