Damiano Coletta
Damiano Coletta

Damiano Coletta è sindaco di Latina da poco meno di 100 giorni. Con lui abbiamo voluto tracciare un bilancio di quanto fatto in questi primi tre mesi, di quanto rimane da fare, toccando tanti degli aspetti complicati della città che ora spetta a lui risolvere.

Quali criticità ha trovato in Comune?

Criticità legate a carenza di personale. Un’organizzazione non finalizzata all’espletamento delle cose per il servizio del cittadino. Ho trovato una carenza soprattutto nel settore dei servizi sociali, ma anche in cultura, sport, scuola. Settori fondamentali. Vorremmo fare assunzioni, serve linfa fresca perché c’è molto da pedalare. Soprattutto in settori nevralgici. E poi manca l’informatizzazione che è da terzo mondo. Qui ci sono quintali di carte, e c’è un tempo mostruoso per l’espletamento del protocollo. Sono tutte cose che poi si riflettono sul cittadino. Se in condizioni normali ci vuole una settimana, qui bisogna attendere un mese e mezzo. Non può essere.

Lei ha delle scadenze, vedi le scuole. Perché avete preso tempo pur sapendo che a settembre riaprono?

Noi abbiamo destinato fondi per la manutenzione per le scuole e fondi per l’arredo. Per la sistemazione dell’ordinaria amministrazione c’era stato il contenzioso in Consiglio Comunale. Il Commissario aveva tolto il fondo da 49 mila euro, noi abbiamo preso tempo perché volevamo fare una valutazione mirata per capire ciò che realmente serve alle scuole. Siamo andati anche lunghi sulla storia delle palestre, è stato un errore di tempistica.

Ha pagato l’inesperienza nella gestione delle scuole?

Forse ho pagato l’inesperienza, certe cose nel momento in cui vai a regime si definiscono in tempi diversi. Nella storia delle palestre abbiamo discusso la modifica a un regolamento vigente dal 2004 e nessuno lo aveva mai applicato. È uno scandalo applicarlo? Io ho ritenuto fare delle variazione perché ho preso atto di alcune criticità. Ma il costume era “C’è un regolamento ma facciamo come si pare”. Le regole si applicano, giuste o sbagliate. Qui c’era gente che pagava e altri che non pagavano, chi aveva assegnazioni corrette e chi no.

Sui rifiuti va assunta una decisione, Latina Ambiente si tiene o no?

Noi in campagna elettorale abbiamo detto che potevamo condividere il discorso della gara europea, poi una volta entrati in contatto con la realtà abbiamo capito che ci potevano essere altre strade. Le stiamo valutando. Il bando lo abbiamo bloccato perché riteniamo ci siano delle criticità e abbiamo chiesto il parere dell’ANAC. E stiamo valutando altre opzioni.

Quanto c’è di vero sui contatti con la Formia Rifiuti Zero?

Con Formia siamo in contatto. Stiamo valutando un modello che sarebbe anche un progetto politico di grande significato. Con le difficoltà economiche che ci sono adesso, pensiamo di formare degli ambiti territoriali, unire i comuni in consorzi che non siano poltronifici, senza la giostra dei CdA con scelte politiche. Ci sarà un amministratore unico scelto con avviso pubblico e precise regole. Vedi Formia, l’amministratore unico è stato scelto con un avviso pubblico in cui si pretendeva la scelta di una persona che per 20 anni non avesse avuto niente a che fare con l’amministrazione di Formia. Mi sembra un principio che abbia un senso. Guardiamo al senso di questa cosa, vuol dire cercare di uscire da tutti i meccanismi di accordi che hanno inchiodato la città.

Quindi non ci sarà nessuna società in house ex novo?

Non ci sarà una società in house ex novo. L’idea nostra è fare un consorzio. Con i comuni stanno succedendo tante cose che spesso non sono percepite all’esterno. Le varie amministrazioni che si sono insediate da giugno stanno lavorando su questi progetti, come per Acqualatina dove si sta prendendo un indirizzo ben preciso o come sui trasporti. In quest’ultimo ambito abbiamo intenzione di aderire a un consorzio che riguarda Aprilia, Cisterna e Latina. E anche su turismo e cultura è mia intenzione mettere in rete i Comuni, che vanno da Aprilia al sud del Lazio. Dobbiamo pensare in termini di territorialità, che è ciò che non è stato fatto negli ultimi 20 anni.

A proposito di Acqualatina, come pensa di arrivare a rendere l’acqua un servizio pubblico?

Arrivare alla gestione pubblica dell’acqua è una strada è difficile e anche lunga. Ci deve essere l’intenzione politica per percorrerla. C’è la strada legale con la questione del pegno bancario, che forse può essere rivisto, e questo rappresenta un motivo di controllo del privato rispetto al pubblico. È bene che la gente sappia che la proprietà è per il 51% pubblica, ma tanto le scelte le fa il privato per come è stato organizzato lo statuto e la governance di Acqualatina. Per l’acquisto delle quote pensiamo ai canoni concessori, o ad altre strade come la contestazione dell’inadeguatezza del servizio.

Aprire contenziosi con i privati, con Acqualatina, con la metro, non vi rende interlocutori poco affidabili se ogni volta cambiate le regole del gioco?

Noi non cambiamo le regole, i privati fanno i loro investimenti, ma non voglio che il rapporto con il privato penalizzi il pubblico. Io voglio riguardare il contratto, non posso bastonare i cittadini per fare un favore al privato. È il cittadino che paga. io ho il dovere di tutelare la comunità. Acqualatina ha il 65% di dispersione idrica, e io non tollero che sia fatto un bilancio in cui si dice che saranno investiti 22 milioni per una nuova sede, perché io ai cittadini un aumento della tariffa del 9% non glielo posso chiedere. Il privato  deve dare un servizio, ma è finalizzato a ottenere solo degli utili. Allora io voglio dare un servizio e gli utili li voglio investire per l’abbassamento delle tariffe e l’adeguamento degli impianti. E lo stesso vale per i rifiuti. Il cittadino pensa che basta che la città è pulita, ma deve capire che la strada dell’internalizzazione comporta una filosofia diversa: gli utili vanno in favore dell’abbassamento delle tariffe e a sugli investimenti per le strutture di smaltimento.

A proposito di rapporti con i privati, guardiamo al caso Globo. Perché arriviamo a bloccare le iniziative quando sono finite? E ora come si gestisce questa vicenda?

Ci sarà un contenzioso giuridico. Se c’è stata una ipotetica malcondotta qualcuno si prenderà le sue responsabilità. Tutto questo si può evitare attraverso il controllo. Qui è mancato un controllo di gestione. E questo ha penalizzato anche i dipendenti. Il controllo è una garanzia per tutti, per me, per il privato e per il cittadino.

Parliamo di alcuni “scivoloni”. Ha condiviso le dichiarazioni di Olivier Tassi sulla stampa?

Sono state cose mal comunicate, e la responsabilità è di chi l’ha fatto, cioè di Tassi, ma c’è stato anche errore di interpretazione. La linea che io avevo dato, e che abbiamo confermato, era sedersi con la stampa e trovare un modo migliore per regolamentare la sua presenza. Bisogna trovare una strada insieme. Lungi da me l’idea di vietare le riprese. Ma non è bello tenere un intervento con qualcuno che ti tiene un iPad a 5 centimetri dalla faccia. Questa era l’intenzione. Così come voglio sapere chi entra nei Consiglio perché mi è stato fatto notare che nell’emiciclo è presente gente che non si sa chi sia.

Come giustifica la vicenda della delibera copiata dal Comune di Roma?

Non è copiata la delibera, è stato identificato un metodo, che poi è diventato legge, quello utilizzato di Roma. Io ho chiesto spiegazioni all’Assessore che mi ha detto di aver identificato quel tipo di metodo.

Ciò evidenzia problemi di organizzazione…

È vero, ma un tempo ci vuole, l’importante è imparare seguendo delle linee di indirizzo.

È al governo da 100 giorni, cosa è cambiato finora a Latina?

Io non ho mai parlato dei 100 giorni, sono demagogie, per ora sto dando una mia linea. Questa è una città da ricostruire. Bisogna partire dalla mentalità e dal senso civico, e questo è un processo lungo. Stiamo cambiando totalmente l’indirizzo, vedi su acqua, rifiuti, trasporti. La percezione di quello che è il decoro urbano, richiede dei tempi. Noi abbiamo avuto problemi con lo sfalcio del verde, con il decoro delle piazze, problemi che ci sono da anni, non è stato possibile intervenire a luglio e agosto. Ho allestito una task force per quanto riguarda la valutazione dello stato dell’arte delle piazze, dei parchi e dei giardini. A luglio e agosto non c’erano fondi e non c’erano risorse. Ora sto cercando e sto trovando gli sponsor e le risorse, anche per quanto riguarda le manutenzione, perché poi le piazze sistemante vanno mantenute, altrimenti si è preso in giro il cittadino. Io preferisco aspettare un mese, prendermi anche le critiche, ma fare le cose fatte bene e non dare un illusione. Ho dato l’incarico a Dario Bellini Antonella Finotti, Isabella Isotton che faranno un check di Piazza del Popolo, Piazza della Prefettura, Parco San Marco, Giardini Pubblici, Parco Q4 e Q5, individueranno aspetti quali irrigazione, verde, fiori, si penserà a un progetto, si trova qualcuno disposto ad attuarlo e a fare manutenzione.

Quindi stavolta le fa comodo il privato?

Con gli imprenditori ci siamo confrontati, la mia filosofia è lavorare in rete, e ho trovato disponibilità da parte degli interlocutori. In questi giorni abbiamo incontrato Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, abbiamo tantissimi progetti, che non sto qui a elencare, per favorire lo sviluppo economico del territorio.

Che fine farà Latina Expo?

È un ente che gestisce della Provincia. Come Comune posso intervenire per quel che sono le mie competenze. Ho avuto sollecitazioni dagli imprenditori per sviluppare progetti di tipo fieristico. Questa città per mostre, fiere, sul piano culturale, necessita di opportunità e eventi che siano modo di incontro.

Come si sta muovendo per il mercato annonario?

Anche lì abbiamo il progetto di riportare il mercato in centro e sviluppare un modello simile a quello europeo. Deve diventare un posto dove ci sia la possibilità di mangiare e siano presenti altre attività.

C’è un progetto di sistema per restituire funzioni agli edifici storici rimasti abbandonati?

Le occasioni vanno create, da gennaio sistemeremo gli edifici ex Albergo Italia, dove sposteremo i dipendenti che ora stanno all’ex Pegasol. Ma questo rientra nel riportare al centro delle funzioni. Siamo stati al Demanio a Roma per capire come usare degli edifici che non sono nostri. Per Palazzo M stiamo valutando dove poter destinare la Guardia di Finanza. Sono cose che non potevamo fare in poco tempo, tantomeno a luglio e agosto.

Come farà per riportare in vita l’intermodale, dove non ci sono neanche i binari?

Non è un problema irrisolvibile, se ne sta occupando l’assessore Costanti. Quella potrebbe essere una risorsa per la logistica, perché è un servizio che manca. Ora c’è la possibilità di riconsiderarla.

Che farà per l’ex Icos?

È un’eredità pesantissima, uno scheletro che non può essere concepito. Forse c’è una manifestazione di interesse da parte di un ente, potremmo cederlo. Ma una soluzione va trovata.

Che fine farà la metro leggera?

Non è un problema che voglio scansare ma non posso neppure risolverlo subito. E non è neppure qualcosa su cui si può aspettare, anche perché ha dei costi per la comunità. C’è un’anomalia di un contratto che coinvolge la Regione per un costo che la Regione stessa non può sostenere. C’è da valutare tutta la documentazione. Quello che ci chiediamo è: se era un progetto ben fatto perché non è partito? Personalmente credo che con quell’investimento si poteva fare ben altro per la mobilità sostenibile, con mini bus che avrebbero accorciato i tempi e garantito il servizio. So che sono finanziamenti del CIPE, per cui andavano destinati su quello. Come per l’autostrada.

A proposito, chiarisce la sua posizione sulla Roma-Latina?

È un’ossessione (scherza, ndr). È un progetto per cui il Cipe ha stanziato dei soldi, la Regione ha aderito, non vedo quale sia la ragione per esprimere un’opinione. La mia personale è cge con quei soldi si poteva fare di meglio, poi so che il finanziamento è finalizzato a quello. Io però sarei partito dalla Cisterna-Valmontone, che invece è un’appendice. Il problema che hanno i cittadini qui è la mancanza dell’autostrada. Si potrebbe invece investire sulla Cisterna-Valmontone, rimettere in sicurezza la Pontina e lavorare sulla mobilità su ferro, per la realizzazione di una metropolitana, o comunque una tratta su ferro che magari corra parallela alla Pontina. Chiaramente è solo un’idea. Invece la Roma-Latina, tra 10 anni, quando sarà ultimata, se sarà ultimata, sarà già vecchia e non avrà risolto il problema di come raggiungiamo l’autostrada.

A proposito di opinione pubblica, come ti confronti con i cittadini?

Ci parlo. Tutte le settimane vado nei quartieri, nei borghi, mi confronto con i comitati. Stiamo implementando un modello dei comitati di quartiere. Non ci stiamo inventando nulla, stiamo vedendo pratiche di altri comuni, e stiamo valutando se istituzionalizzarli e con quali modalità. Per ora sto incontrando cittadini e comitati tutte le settimane. Il martedì ricevo i cittadini qui dalle 8.15 alle 10, per strada ci vado perché non mi voglio chiudere qui dentro. LBC ha gruppi di lavoro aperti e frequentatissimi. Questo è essere aperti alla città e confrontarsi.

Insomma, per vedere i primi risultati dell’amministrazione Coletta dobbiamo aspettare un anno?

Ma le rivoluzioni non si fanno in un giorno. Questa è una città da ricostruire, e ciò passa per tanti aspetti, e tante fasi. Per primo serve una macchina che deve gestire i tempi, e poi le linee di indirizzo che mi sembrano ben chiare.