Carla-Amici
Carla Amici

E’ stata una vicenda che per alcuni versi ha consentito, finalmente, di scrivere qualcosa di sinistra.

Peccato che non sia avvenuto in positivo. Si tratta della telenovela sul tira e molla di un assessorato in giunta a Latina per Carla Amici.

Ipotesi ormai definitivamente, almeno sembra, tramontata. Una vicenda che ha però messo in evidenza la fragilità di quello che rappresenta, tolta qualche recrudescenza renziana ancora in erba che non fa differenza sul piano numerico, il principale partito di centrosinistra.

Un partito dove, lo dimostra il caso Amici, evidentemente ciascuno si sente libero di fare quello che vuole, di seguire le proprie legittime aspirazioni ed ambizioni sul piano personale, nel totale disprezzo delle regole, che esistono e sono contenute in uno statuto, ed in barba alla posizione del gruppo maggioritario del Pd stesso.

Era questa, e lo è ancora, un’ottima occasione per dimostrare che il Pd esiste ed una classe dirigente che lo governa decisa, determinata, con il pelo sullo stomaco.

Invece, a quanto sembra, la questione Amici sembra essersi chiusa come un incidente di percorso in cui al massimo si è tirato un sospiro di sollievo.

Peccato che sia stata una serie di “fortunati eventi” sul piano burocratico ad aver fatto tramontare l’assessorato.

Non è questa l’immagine che il popolo del centrosinistra vuole vedere, non è questo il Pd strutturato che dovrebbe fare la differenza alle prossime elezioni amministrative.

Questa è solo una giungla dove chiunque può fare tutto e il contrario di tutto.

Un partito serio, anche solo di fronte alla notizia sulle trattative in corso tra Amici e Coletta, avrebbe dovuto procedere alla sospensione del proprio esponente. Ma Carla appartiene ad una famiglia dal blasonato pedrigree politico.

Avrebbe dovuto dare un segnale forte e deciso rispetto ad un atteggiamento che ha creato un gravissimo precedente.

Invece si è scelto il silenzio e la strada del tirare a campare. Se non fosse stato per la stampa che hanno cercato di sollecitare una reazione tutto sarebbe scivolato nel baratro della nullità.

Il Pd sta sottovalutando anche un altro passaggio che sta nel fatto che chi tace, spesso, acconsente.

Sarebbe il caso che la classe dirigente del Pd cominciasse ad aprirsi all’esterno, bypassando inutili convegni, ma dando una linea chiara al partito se vuole presentarsi come alternativa a Coletta e al centrodestra.

Altrimenti nessuno si accorgerà della loro esistenza. Ma alla famiglia Amici tutto è permesso.