Continua a navigare in cattive ed agitate acque il Partito democratico in provincia di Latina.

Dopo lo strappo di Enrico Forte sulla linea da seguire in consiglio comunale a latina a prendere le distanze dal segretario provinciale Claudio Moscardelli e dai vertici nazionali e regionali Zingaretti e Astorre è il partito di Formia.

Una lunga lettera firmata da Ernesto Schiano, Francesco Carta, Clide Rak, Patrizia Menanno, Giuseppe Romano, Giancarlo De Filippo, Antonio Troisi, Giovanna Frunzio, Erotico Stella Maria, Giuseppe Cannavale, Alessandro Carta, Vincenzo Liguori, Francesco Di Maio, Valter Loi, Veruschka Cossuto, Ciro Vitiello, Maria Luigia Lorello, Antonio Schiappa, Lidia Sparagna, Salvatore Genco, Giuseppe Paliotto, Rosalba Troisi, Fulvio Farinella.

Una serie di “appunti” mossi a quel cambiamento auspicato e mai verificato nel partito.

E una decisione netta: si va in autogestione sino a data da destinarsi.

“Dobbiamo constatare purtroppo che il congresso nazionale e l’elezione del segretario Nicola Zingaretti non hanno prodotto il cambiamento necessario del Partito democratico della provincia di Latina. Nessuno si aspettava un repentino cambiamento di liturgie, dinamiche e modalità organizzative che sono venute a consolidarsi negli anni ma almeno la percezione di avviarci su di una strada nuova era una speranza concreta”.

Un attacco chiaro che non esime da un giudizio duro i risultati ottenuti alle ultime elezioni amministrative dove il Pd ha perso altro terreno.

Nessuna prospettiva, nessuna aspirazione ad essere forza di governo vero, nessuna interpretazione dei bisogni, delle speranze e delle aspirazioni dei tanti cittadini.Pochi giorni fa abbiamo appreso dalla stampa della visita solitaria presso l’ospedale di Formia del segretario provinciale Moscardelli e del consigliere regionale La Penna. Proprio sui problemi del Dono Svizzero, il locale circolo del Pd si batte da moltissimi anni.

E non va meglio sulla questione dello spostamento degli allevamenti di acquacoltura e dell’area sensibile del golfo di Gaeta dove si sottolinea la mancanza di coinvolgimento dei rappresentanti locali.

“Lo scollamento con le realtà territoriali è oggettivamente evidente. Il partito non ha più un orizzonte, né alcuna prospettiva. La designazione degli organigrammi negli Enti derivati avviene per stretta osservanza delle componenti attraverso metodi spartitori che nulla hanno a che fare con competenze e capacità specifiche per le funzioni che si vanno ad espletare. Un macroscopico esempio restano le designazioni regionali per il Parco degli Aurunci e per la Riviera d’Ulisse”.

Quindi?

“Abbiamo deciso di non voler apparire più complici di un modus operandi che non ci rispetta e che non condividiamo. Continueremo a fare politica portando avanti le nostre idee ma liberi da ogni logica di appartenenza correntizia. Abbiamo deciso di non fare più riferimento ai vertici provinciali e regionali del Partito democratico, dai quali non ci sentiamo affatto rappresentati e pertanto ci autogestiremo fino a quando non ci sarà un confronto in grado di riaprire una prospettiva autenticamente democratica con gli stessi”.

La rottura è forte. Passi indietro non sono previsti.

Resta solo da capire se i vertici regionali e provinciali del Pd si limiteranno ad una mera presa d’atto o cominceranno a lavorare per ricostruire un partito sulla strada, per detta dei suoi stessi esponenti, sulla via del tramonto.