Natale Latina
Centro storico di Latina con le luminarie
Beh, provateci. In fondo lo sappiamo fare tutti, perché tutti lo abbiamo fatto: guardate il mondo da dove lo guarda un bimbo. Mi portarono in città, perché anche a noi toccavano le luci e le andavamo a cercare. Mi portarono in città a “vedere il Natale”, che prima erano solo storie alla luce fioca del camino. Era storie che capivi il gelo ed il bue e l’asinello che facevano calore. Arrivati nella mia città le vetrine sputavano luce e sentivi l’odore di naftalina al passeggio che “riportava” in vita cappotti importanti, cappotti di una vita. Filati di gran classe che erano come comperarsi casa ed a Natale uscivano a farsi vedere, ma dal basso era odore quasi di benzina. Prima tappa la pasticceria Figini, che voleva essere il caffè Pedrocchi di una Padova troppo presto lasciata e mai dimenticata. Ma?… Dio mio quanti dolci, quante paste, che odore di creme, di rum e di vita dolce, perché allora era dolce vita. Stringevo forte la mano di mia sorella, lei la mia, mamma mia che confusione, che abbagli, che calore e che cappotti. Chiesero a mia sorella di scegliere il dolce, di sceglierne uno tra mille. Lei li guardava tutti, ma era come un muto nella torre di Babele, occhi sgranato e mi stringeva la mano come a chiedere aiuto a me, che avevo lo stesso muto. Scegli, insistevano. Ma cosa, cosa che lingua usare a Babele che non sai parlare. Lei non scelse nulla di quello sconosciuto mondo di piacere, si mise a piangere, non ne voleva sapere. Avevamo paura di tanta bellezza, non eravamo di quella bellezza. Poi davanti ai grandi magazzini, la Standa che pareva immensa ci trovammo babbo Natale, quello vero. Era vestito di rosso, con la barba e la paura, come sui libri. Mise me ritto accanto e mia sorella dalla parte opposta, facce rigide, tanta paura.
Non vedevamo l’ora di tornare a casa, troppo rumore, troppo di tutto, anche di amore. Mia sorella aveva una lacrima, io non avevo allora le parole, ma non era per noi quella luce. Noi eravamo lucciole, non lampioni. La foto riusciva ogni anno, per anni, e noi ci stringevamo la mano, ma il freddo della piccola fiammiferaia lo conoscevamo bene, piu’ dei dolci di Figini. Dal basso anche le luci possono abbagliare, però ora che ci penso a me è rimasta la richiesta di aiuto di mia sorella, e forse è questo il Natale, avere una mano su cui contare.