Damiano Coletta
Damiano Coletta

E accade, facile dire ora. Era difficile capire prima, forse impossibile: Coletta non vince a Latina, fa innamorare Latina. Introduce un elemento che era scomparso dalla scena politica, la passione.

Imprevedibile: i giornali si sono occupati per mesi delle virgole dei partiti, mentre Coletta scriveva il romanzo e nessuno lo leggeva. Nessuno, ed io non mi sottraggo al coro di questa comune ignoranza, troppo presi dai particolari, dalle sovrastrutture per leggere il moto profondo della città. Il 75% degli elettori, 46.000 voti, è tanto, troppa grazia, che c’entrano i sentimenti e non la ragione. Coletta ora mette in fila il civismo di Aprilia, di Cisterna, il 5 stellismo di Pomezia e Nettuno e… Roma. La parte produttiva, innovativa, della provincia è in sintonia con la testa di Roma, filotto pericoloso per gli altri, esaltante per Coletta. Certo oggi narriamo la vittoria, poi ci sarà il confronto con la prassi, ma oggi è così.

Naturalmente tutti cercheranno di “normalizzare” Coletta richiamandolo a categorie che già c’erano, ma lui è nelle categorie prossime. Sinistra? Destra? Coletta non entra in alcun abito se non il suo, ha fatto una proposta politica sartoriale, elegante o meno dipende dai gusti, ma l’unica cosa che non può tollerare è il servo encomio, perché con 46.000 voti è oltre ogni idea che avevamo, gli elettori al secondo turno si sono sentiti liberi, liberi di innamorarsi. Poi l’amore va come va, ma vale sempre la pena viverlo.

Io di questo amore non ho parte e non vado certo in soccorso di chi ha vinto, sarebbe vile ed offensivo per Damiano Coletta, ma mi tolgo il cappello come faceva Henry Ford quando passava un’Alfa Romeo, non l’aveva fatta lui, manco pensava ma ne riconosceva l’eccezionalità.

Buon lavoro sindaco e agli altri, a tutti gli altri, il compito di costruire nuovi amori e non vecchie carriere perché se non fai innamorare poi c’è sempre chi lo sa fare.