Il Freddo Vinicio Marchioni
Il Freddo Vinicio Marchioni

“Il Freddo” Vinicio Marchioni ieri sera a Maenza ha divertito e si è divertito interpretando poesie di Trilussa e brani di Franco Califano. Lo scenario dietro il drappo nero era il Castello Baronale su Piazza della Portella, il vento ha fatto da padrone pensando bene di allontanare le nuvole, ma a scaldare il pubblico ci ha pensato lui.

“L’ultima volta a Maenza ho portato un mio scritto su Dino Campana, per stasera però ho voluto fare qualcosa di più divertente – ironizza – e visto che sono un grande appassionato di poesia, soprattutto romanesca, vi leggerò per iniziare alcune poesie di Trilussa. Più tardi, così diamo tempo ai bambini di addormentarsi, i brani di un altro grandissimo poeta romano per me, e che ho avuto il grande piacere di conoscere, che è Franco Califano”.

Inizia con Io e voi, poi nel presentare La politica definisce Trilussa un “grandissimo fustigatore dei costumi dell’epoca”, poi L’uomo e la scimmia, va avanti fino a concludere Trilussa con La paura.

La serata è ventosa, mentre si sistema i fogli per passare a Califano chiede al pubblico se fa freddo, immediata una voce dal pubblico risponde – arriva la pattuglia Freddo! – e lui divertito – Oh, so’ passati dieci anni! (da Romanzo Criminale ndr)
Tra un brano di Califano e l’altro chiede anche scusa alle donne per qualcosa che andrà ad interpretare.

Ha divertito e si è divertito, il tempo è volato. Completamente diverso è stato durante l’intervista che ha preceduto la salita sul palco.

Ho letto che voleva fare il giornalista, si era iscritto alla facoltà di Lettere per questo?

No, in realtà non per il giornalismo. Volevo stare nel campo della scrittura, però dei libri, della sceneggiatura, ma non come giornalista. All’università stavo studiando Storia del teatro e del cinema e ho iniziato con il teatro per integrare con la pratica quello che stavo studiando. Mi sono iscritto ad una scuola di recitazione che ho frequentato per tre anni, nel quartiere Monti a Roma, quando ho iniziato a lavorare con il teatro ho lasciato l’università. Ho ripreso gli studi e penso di laurearmi quest’anno, mi restano quattro esami. Anche se per lavoro non ho mai smesso di studiare, ma è uno studio diverso, ho sentito l’esigenza di tornare alla cultura per confrontarmi sui testi accademici.

Paga la cultura oggi?

Appaga. Credo appaghi molto. C’è il bisogno di tornare sui libri, di prendere appunti, come sta facendo lei ora, sento il bisogno del ritorno a quel silenzio di quando si stava sui libri per studiare. Per migliorarmi, alla fine ho il mio lavoro anche se, a quarantatré anni, uno si rende conto che non si sa mai abbastanza. E’ proprio una sete di cultura che non si placa, un voler sapere sempre di più.

Lei ha interpretato il compagno di due donne che hanno lasciato un po’ il segno nella società italiana: Oriana Fallaci e

E Luisa Spagnoli-mi anticipa.

Quali aspetti della personalità di queste due donne l’ha colpita di più e perché?

Della Spagnoli la sua modernità. E’ stata precursore dei tempi, non solo del mondo industriale.(-C’era la guerra, adottò politiche a favore delle donne che vennero reclutate e che portarono avanti la produzione mentre gli uomini erano al fronte con scuole e asili nido interni all’azienda, ad es -ndr )ma anche per aver avuto una relazione extra-coniugale con un uomo più giovane di lei che per quei tempi… Solo per questo, la sua storia, oggi che si parla di femminicidio quasi tutti i giorni è un esempio per gli uomini più che per le donne.
Mi ha colpito anche per la sua lungimiranza negli affari. La figura della donna ancora oggi è un universo, per noi uomini, incredibilmente misterioso, ancora forse da scoprire del tutto.
La Fallaci è un genio assoluto invece. Una delle più grandi personalità del mondo, la prima giornalista donna inviata, ci ha illuminato con racconti di luoghi e culture con una apertura mentale rivoluzionaria. Diceva quello che pensava anche quando risultava molto scomodo. Non si è mai fatta scrupoli nel dirla.

Se qualcuno dovesse scrivere una sceneggiatura sulla tragedia del ponte Morandi, che taglio dovrebbe dare alla storia per lei. Quali aspetti dovrebbe sottolineare oltre alla tragedia umana chiaramente.

Credo che sia quasi impossibile ricreare la situazione del crollo. Forse neanche la più grande produzione con i migliori effetti speciali in stile americano riuscirebbe a rendere l’idea del crollo. Ha superato ogni immaginazione purtroppo. Senza quella scena non avrebbe senso nulla.

A giugno è stato al Parlamento Europeo per la onlus Every childs is my child, ogni bambino è il mio bambino, per tenere alta l’attenzione sulla situazione siriana.

Si, è un progetto a cui credo molto, l’organizzazione è stata creata da Anna Foglietta dopo l’attacco chimico del 4 aprile del 2017 in Siria per raccogliere fondi per tutelare i diritti dei bambini di quella terra. E’ uscito un libro lo scorso novembre “Every child is my child – Storie vere e magiche di piccola, grande felicità” ed. Salani con il cui ricavato è stata già costruita la Plaster School, una scuola al confine tra la Turchia e la Siria dove si sfornano anche quaranta chili di pane al giorno. Si possono vedere giornalmente, attraverso le pagine social della onlus, quello che l’organizzazione fa per questi bambini.

Nei suoi progetti futuri c’è già l’uscita di qualche film vero?

Si usciranno prossimamente tre film: Cronofobia di Francesco Rizzi, produzione interamente Svizzera. Drive me Home di Simone Catania e un family fantasy che ha già vinto il Giffoni Film Festival: Otzi e il mistero del tempo di Gabriele Pignotta che consiglio di andare a vedere tranquillamente con i bambini. Dall’anno prossimo mi dedicherò al teatro.