Ho visto le reazioni all’arrivo di un gruppo di zingari a Torre Maura, periferia di Roma. Non entro nella questione, ne hanno parlato in tanti con ragioni diverse. Ma una cosa mi ha colpito: calpestavano il pane. Ecco, per me, chi lo ha fatto no sta nel torto ma ha offeso la nostra stessa ragione di essere civili: buono come il pane; il pane è corpo di Cristo, il pane è vita l’alternativa è la morte.

Mi hanno insegnato un sacro rispetto: se hai pane non muori. Pane ed acqua non si nega neanche ai carcerati.

Poi l’amore me lo fece pane e zucchero, poi arrivò il companatico, ma il pane non si butta è peccato grave, è tabù civile. Il pane si fa di notte per dare corpo al giorno. Mi sono tolto il pane dalla bocca è il massimo della generosità.

Questo dovevo, al pane.