Radio Radicale deve essere salvata.

Il motivo?

Si tratta di una emittente, spiegano gli intellettuali di ogni dove, che svolge un servizio di pubblico interesse.

Dà spazio a tutti.

Anche l’amministrazione Coletta a Latina si insinua nella rivoluzione radical chic che definisce come una barbarie, peggio di un abominio, la chiusura dell’emittente.

L’assessore alla cultura del Comune di Latina annuncia lo sciopero della fame a tratti.

I consiglieri di Lbc, capitanati da Giri e Bellini, sono pronti a presentare una mozione “salvagente”.

E la fiera dell’ovvio, in cerca di ribalta nazionale, procede.

Salvare Radio Radicale dovrebbe significare salvare e garantire il pluralismo dell’informazione.

Ma la stessa solerzia non si è mai vista quando a morire, ed è accaduto moltissime volte, sono state testate giornalistche locali.

Quando a finire dentro una bara di disinteresse e menefreghismo sono state tantissime professionalità.

La stessa solerzia non la vediamo quando chiude un’azienda sul territorio.

O quando centinaia di famiglie a Latina restano senza stipendio.

E’ una bellissima battaglia quella per la libertà e per l’informazione.

Ma non può essere una battaglia di convenienza.

Deve essere sorretta da principi e valori comuni e non solo resuscitati quando fa più comodo e dà più visibilità.

Tra l’altro è anomalo che Radio radicale, che nasce come braccio destro di un partito che si professa a sostegno del libero mercato, della meritocrazia e della concorrenza, viva solo di fondi pubblici.

Insomma fanno i liberisti con i soldi dei contribuenti.

Perché Di Francia e gli Lbc tra un panino mancato e l’altro non si battono perché il mercato se libero deve essere lo sia, con le stesse condizioni, per tutti?

Perché non presentano una mozione per chiedere che la convenzione con il Mise di cui, tra proroga e proroga, Radio Radicale usufruisce dal 1994, venga messa di nuovo a gara?

In questo modo il diritto di uno diventerebbe diritto di tutti.

Ma questo darebbe meno visibilità ovviamente.