mercoledì 28 Settembre 2022

Il Decreto Dignità, il gioco d’azzardo in Europa e gli incassi dello Stato

Il settore del gioco è un grande business non solo per chi lo gestisce e se ne occupa direttamente, ma anche per lo Stato.

Strano a dirsi, ma ogni anno lo Stato italiano incassa mediamente tra i 9 e gli 11 miliardi di euro, a livello di tasse che entrano direttamente nell’Erario e che contribuiscono a risollevare le casse del nostro Paese.

Ora che il Decreto Dignità, fortemente voluto dal leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio modifica le regole relative alla pubblicità inerente il gioco d’azzardo, le cose potrebbero cambiare repentinamente.

Secondo quanto affermato da Agimeg, una delle principali agenzie giornalistiche dedicate al mercato del gioco in Italia, la perdita sarà sostanziale per gli operatori virtuali, cioè quelli che si occupano dei cosiddetti casinò online, delle poker room e delle sale da gioco specializzate in attrattive come slot machine, bingo online, roulette e blackjack.

Si parla di una cifra pari al 20% delle entrate fisse per il gioco, che quindi modificherebbero in modo netto il fatturato per il 2018, almeno per il secondo semestre a livello di risultato operativo. Questo non toglie che la misura del Decreto Dignità possa essere giusta o meno.

Focus sui punti salienti del Decreto Dignità che riguardano il gaming

  • E’ necessario al contempo fare una distinzione sostanziale tra quello che è scritto nel Decreto e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e ciò che stanno sostenendo alcuni giornali e articoli. Il Decreto si riferisce alla pubblicità rivolta al gioco d’azzardo. Salvo in alcuni casi, cioè quando è stato stipulato un contratto pluriennale firmato prima del 2018, tale pubblicità non verrà vietata, perché la cosa potrebbe creare dei danni a livello economico ingente, per chi si è assicurato tale diritto di esclusiva. Ci sarà quindi in questi casi un prolungamento della data stabilita che avrà termine entro il luglio 2019. Dopo aver detto questo, si ricordi come il gioco d’azzardo non è stato vietato e proibito, dato che la legge elaborata tra il 2009 e il 2011 non è stata toccata né modificata. Quello che si legge nel divieto riguarda essenzialmente la pubblicità che favorisce e promuove sistemi per giocare al casinò in modo legale attraverso piattaforme conformi e regolate delle normative vigenti, creando un argine alla piaga del gioco illegale e intervenendo quando necessario per fermare la ludopatia.
  • La pubblicità specialmente in tv era diventata sempre più presente e in certi casi perfino invasiva. La cosa naturalmente non si limita solo alla tv commerciale, ma si estende su ogni tipo di media, da quelli tradizionali come radio, giornali e riviste specializzate, passando ovviamente attraverso i new media come i social network e ogni cosa che riguarda internet e il web. Non è un caso se Google onde evitare multe pecuniarie ha subito interrotto il flusso delle inserzioni pubblicitarie. Ora, è presto stabilire cosa accadrà da qui alla fine dell’anno. Il danno d’immagine per una realtà circoscritta come quella del gioco d’azzardo, ci sarà sicuramente. Questo andrà a colpire in particolare le piccole realtà emergenti che traggono profitto esclusivamente attraverso la pubblicità e il flusso di traffico sui propri portali.

L’impatto sull’opinione pubblica del Governo in materia di gioco d’azzardo

Bisogna inoltre riconoscere come il Governo attuale, voglia fronteggiare con grande energia e impatto il fenomeno crescente della ludopatia, ossia del gioco praticato in modo compulsivo e senza regole. Nonostante sia un fenomeno che interessa maggiormente il gioco fisico e in particolare le sale slot e VLT, presenti su ogni comune del nostro territorio, il gioco online in modo trasversale attraversa questo tipo di dinamica conflittuale.

Conclusioni

In difesa del gioco è stato più volte espresso come in Italia le tasse versate allo Stato superino nettamente le cifre versate da altri Paesi europei come Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Bisogna però ricordare come il gioco sia da sempre stato regolamentato nel nostro Paese dallo Stato. Non a caso fino a qualche tempo fa il gioco era una prerogativa dello Stato che ancora oggi conserva quote significative in alcune realtà che operano nel settore, come Sisal e Lottomatica, per fare degli esempi.

Eppure è importante notare come nel corso del tempo, la crescita del mercato del gioco sia da attribuirsi in larga parte all’innovazione del gioco online e alle realtà dei casinò digitali. In effetti su questo segmento lo Stato sembra guadagnare meno in termini fiscali, motivo per cui pur non rappresentando un vero problema a livello di numeri, visto che solo il 10% del gioco d’azzardo riguarda le attrattive online, il giudizio su queste realtà operative potrebbe essere più rigido e severo.

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