Troppe persone in giro. Assembramenti lungo le strade, sul lungomare, persone che continuano nonostante tutto  anon rispettare le misure contenute nel nuovo decreto emanato dal Governo ma anche quelle attuate sui territori.

Non sono bastati e non  bastano gli apelli, ultimo quello nel Lazio del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, di evitare luoghi affollati e di scongiurare gli assembramenti.

Non sono serviti quelli del sindaco di Latina Coletta, a nome dei primi cittadini dei 33 Comuni del territorio, e del direttore della sl Giorgio Casati ad evitare il più possibile contatti sociali e a compiere con la necessaria responsabilità, quei sacrifici indispensabili, per evitare il peggio.

Non sono bastate le immagini delle ambulanze in fila con a bordo pazienti Covid che hanno bisogno di un ricovero o il numero di polmoniti in aumento ogni ora a causa del Coronavirus.

C’è una sorta di rigetto da parte di alcuni cittadini, non solo giovani, che sta mettendo a rischio la vita di tutti.

Ecco quindi che a causa di questi comportamenti sono in arrivo nuove strette, progressive, certp ma che di fatto stanno portando verso un nuovo nevitabile lockdown. Una strada che verrà imboccata a causa nn di Conte ma della irresponsabilità e superficialità di troppe persone.

In questo senso si inserisce la circolare del Viminale ai prefetti di tutta Italia mirata a scongiurare gli assembramenti nel fine settimana intervenendo in modo più “efficace e tempestivo” tramite controlli più “serrati“, anche attraverso l’utilizzo degli strumenti previsti con l’ultimo decreto che consentono la chiusura di strade e piazze.

Misure da concordarsi con i sindaci e che terranno in considerazione anche i numeri dei contagi in vista di nuove strette che in tanti danno in arrivo il 15 novembre dopo il prossimo bollettino sull’andamento della curva epidemiologica.

Scelte inevitabili che inaspriranno gli animi, soprattutto di tutti coloro che prendendo sotto gamba la situazione sono i veri autori di queste decisioni.

Il tutto mentre l’economia stenta e l’emergenza sociale potrebbe diventare incontenibile. mentre le aziende, in tutti i settori, sono costrette a chiudere non solo per decreto ma per assenza di fatturati e adeguati sostegni.

Responsabilità non è solo evitare l’emergenza sanitaria, è evitare quella economica, occupazionale, di vita.