In pochi giorni le parole “niente allarmismo”, “no panico”, gli inviti a stare tranquilli sono stati cancellati rapidamente a suon di decreti.

Ordinanze che hanno messo nero su bianco regole ogni ora più stringenti a. dimostrazione dell’impennata dei contagi ma anche dell’esigenza di contenerli.

Dettati forse da una sottovalutazione iniziale di quella che sta assumendo i toni di una pandemia e che porta oggi le istituzioni a correre ai ripari in modo drastico.

Nell’arco di una manciata di giorni sono stati sospesi convegni, incontri, chiuse scuole, palestre, centri benessere.

Le messe sono state sospese, ogni forma di aggregazione tra cittadini, a qualsiasi livello, cancellata.

Le zone rosse sono state blindate. Ma qualcosa non sta andando come previsto.

I cittadini scappano dal nord per rifugiarsi da parenti ed amici al sud dimostrando che l’efficacia di questi provvedimenti possono avere valenza solo se si conosce il senso della parola responsabilità.

Qualcuno grida che è un diritto muoversi, continuare a fare la vita di tutti i giorni, godersi un momenti di svago con gli amici.

Dimentica che quel diritto non può, in una fase tanto delicata, prevaricare il dovere di rispettare regole che cambiano radicalmente il nostro modo di vivere non per un capriccio ma per far fronte ad un’emergenza che dovrebbe vederci uniti nell’affrontarla.

Ogni persona che non rispetta quella regole mette a rischio la vita degli altri, rallenta la possibilità di uscire dall’impasse diventando complice di un virus che, differentemente da quanto alcuni pensano, non guarda in faccia a nessuno.

Colpisce, indiscriminatamente, tutti anche chi non risulta positivo al Covid 19.

Colpisce tutte quelle persone, con patologie gravi, con neoplasie accertate, anziani, disabili, costretti a stare a casa in un isolamento forzato che induce e alimenta la solitudine oltre che la paura.

Colpisce l’economia, le imprese, la sanità rendendo sempre più pesante quella spada di Damocle che si chiama disoccupazione in un momento di crisi economica già gravissima prima dell’avvento Coronavirus.

Se vogliamo, davvero, vincere questa battaglia dobbiamo pensare che il diritto di ciascuno deve diventare quello della collettività e della comunità Paese di cui facciamo parte e che spesso abbiamo dimenticato.

Dobbiamo cominciare ad essere meno egoisti e pensare agli effetti che ogni singola scelta che compiamo avrà ripercussioni anche molto serie sugli altri.

Si chiama responsabilità e, purtroppo, a volte si trova solo sui vocabolari.