Potrebbe sembrare solo una delle tante leggi regionali impugnate dal Consiglio dei ministri.

Ma quella, approvata a novembre 2019, su “Disposizioni in materia di tutela della salute sessuale e della fertilità maschile” rappresenta molto di più.

La ragione alla base dell’impugnativa starebbe, stando quanto affermato dallo stesso Consiglio dei Ministri, che introduce specifiche iniziative in materia di prevenzione, diagnosi e cura delle patologie uro-andrologiche, interferisce con le competenze del commissario ad acta per l’attuazione del piano rientro dal disavanzo sanitario”.

Tradotto, il consiglio regionale stando la fase di commissariamento non ha potere per decidere in materia di sanità.

Solo il commissario può nella fase di gestione straordinaria, legata al piano di rientro, operare nel settore.

Il consiglio si riapproprierà del suo ruolo da protagonista nella pianificazione e programmazione solo es esclusivamente con la sancita uscita dal commissariamento.

Uscita che viene rimandata di anno in anno, mese in mese, dal 2015 nonostante gli annunci del presidente Zingaretti che ad ogni piè sospinto si definisce “certo” della chiusura di una fase che a suon di tagli lineari, chiusure di ospedali, riduzione di posti letto ha risanato in parte le casse regionali ma distrutto l’offerta sanitaria.

Se il Consiglio dei ministri avesse avuto contezza dell’immediata uscita dal commissariamento probabilmente non avrebbe cassato una legge che potrebbe avere un ruolo importante per la salute dei cittadini.

I nodi da sciogliere sono ancora troppi, a partire dalle liste di attesa mai abbattute nonostante quattro piani di abbattimento e lo stato emergenziale in cui versano, costantemente, i pronto soccorso della provincia di Latina e del Lazio.