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La campanella che sancisce la presentazione delle liste per le elezioni amministrative è suonata.

Il centrodestra dopo mesi faticosi puntati, ma senza troppa convinzione, a trovare la quadra di una coalizione ha scelto di seguire la strada più scontata, quella della divisione.

A Fondi e Terracina, gli unici due Comuni pontini, chiamati alle urne per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale i fari sono tutti puntati su Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia e sulle liste civiche nate da costole di questi ultimi tra ritorni, tentativi di revanche e svolte.

Il tutto nel silenzio, o quasi, del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle.

Entrambi potevano giocare una partita tutta politica inserendosi proprio nelle pieghe dei dissidi interni agli avversari.

Sfida tutt’altro che vinta considerato che, sempre entrambi, hanno stentato per mesi per arrivare a candidature, legittime ed autorevoli certamente, ma più di maniera che di rivoluzione.

Pd e 5 Stelle non hanno neanche tentato o preso in considerazione la possibilità di allearsi, come al Governo, dimostrando come, e Roma in queste ore non fa certo eccezione, quella sia stata solo una scelta di comodo per evitare di perdere terreno e poltrone.

I localismi hanno prevalso, le spaccature interne hanno fatto il resto consegnando di fatto al centrodestra il palcoscenico ma soprattutto la possibilità di misurarsi al proprio interno in vista di più importanti obiettivi.

In fondo non avendo altri avversari che i papabili alleati si potrà affrontare il 20 e 21 settembre guardando oltre le urne.

Cercando di comprendere quale sia lo stato di salute dei leader in campo, dei partiti schierati e i margini di un dialogo che a risultato ottenuto verterà solo ed esclusivamente sulle amministrative di Latina e Roma, con uno sguardo attento al contesto nazionale e regionale.

Qui Pd e 5 Stelle non potranno come ora restare sull’Aventino limitandosi a partecipare ma dovrà trovare uomini e strategie adeguate per impedire di essere cancellati dalla scena non tanto per superiorità degli avversari quanto per distrazione propria.