venerdì 14 Giugno 2024
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Il caso, chi non ha protetto l’adolescente vittima di abusi

di Stefania Paoloni* – Una quattordicenne trova il coraggio di raccontare gli abusi subiti dal padre grazie a una scuola che riesce ad individuare un disagio, con un tema trova il modo di farlo esternare, cercando di mettervi fine.

Da liberazione che doveva essere per la ragazza di Cassino si trasforma però in un nuovo incubo. Nel mezzo i media ma non solo loro. Il caso fa notizia, nel raccontare si dimentica di proteggere la quattordicenne.

La notizia sul giornale locale rimbalza come una pallina impazzita tra i social e i media nazionali. Si scrive che il preside ha prima convocato la madre e poi informato le forze dell’ordine. Parte così la macchina della giustizia. Dettagli e stralci del tema che solo in pochi potevano conoscere. Nome della città, nome della scuola, professione del padre e come se non bastasse ad identificarlo, anche il motivo per cui era stato sospeso dal servizio.

Di tutto e di più e nel mezzo una ragazza di 14 anni, una sorella coinvolta indirettamente, poiché anch’essa già vittima di abusi. Entrambe scaraventate nel vortice dei media come tutto il resto della famiglia. Poi il padre si suicida. Il preside rilascia una dichiarazione incolpando i giornalisti che non hanno saputo tutelare la minore, che si sarebbe potuto evitare il suicidio del padre e che, la scuola si è dovuta anche assumere la responsabilità di informare la ragazza del folle gesto. Sulla testata, che riporta tale accusa, la foto in primo piano della immensa lastra in marmo con inciso il nome dell’istituto frequentato dalla ragazza. Un boomerang, che parte dalla sua mano attraverso una biro e che le torna addosso, in un mese neanche, da quel tema svolto in classe.

La famiglia non era riuscita a tutelarla e proteggerla, ci prova la scuola, sembra riuscire ma purtroppo qualcosa sfugge. I media cavalcano l’onda come un surfista su una spiaggia australiana, da temerari, dimenticando che a sfidare la grande onda non sono loro ma una quattordicenne già troppo provata dalla vita.

Si scrive che la madre chiede funerali dignitosi per il marito. Da vittima il rischio è che si trasformi addirittura in carnefice. Si continua così a scavare nella vita di questa ragazza continuando a pubblicare troppi particolari della sua vita, mettendola nuda davanti l’opinione pubblica. Minando sempre più la sua già flebile stabilità emotiva, doppiamente straziata. Si è bruciata la vita di questa ragazza ancora una volta e, con la sua, la speranza probabilmente di altre di poter confidare situazioni simili in un tema scolastico.

Chissà se porterà a termine gli studi.

*Stefania Paoloni è corsista della seconda edizione del workshop di Giornalismo Digitale organizzato da Net in Progress e LatinaQuotidiano.it

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