giovedì 13 Giugno 2024
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Il carcere di Santo Stefano sta crollando. I fondi sono in scadenza, la politica tace

Il futuro dell’isola di Santo Stefano ed in particolar modo del carcere borbonico che rappresenta una attrazione unica nel suo genere sembrano essere caduti nell’oblio.

Risuonano ancora le parole pronunciate dall’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che in visita sull’isola annunciava, accompagnato in pompa magna da rappresentanti istituzionali della Regione Lazio e non solo, lo stanziamento dei fondi per la sua ristrutturazione.

Da allora il nulla. Le risorse sono rimaste inutilizzate. Degli interventi non si è visto nulla.

E sulle “macerie” di questo sito si sono sommati una serie infinita di intenti ma, alla fine, non si è mosso uno spillo.

Il carcere è stato chiuso nel 1965 e dopo qualche mese è rimasto praticamente abbandonato a se stesso.

Saccheggiato, devastato, vandalizzato, del carcere che ospitò tra gli altri Spaventa, Settembrini, Spinelli e Pertini, non resta che un rudere.

La storia è nota.

Nel 2015 quando venne costituito un tavolo tra Regione Lazio, Demanio e Comune di Ventotene.

Successivamente furono stanziati 70 milioni di euro nell’ambito del piano stralcio “Cultura e turismo” del Ministero dei beni culturali, finanziato dal Fondo per lo sviluppo e coesione 2014 e 2020.

Ad agosto 2016, in seguito alla dichiarazione di inagibilità del carcere, pericolante in più punti, il Comune di Ventotene è stato costretto a chiudere la struttura.

Esattamente un anno dopo, tramite il Contratto istituzionale di sviluppo è stato quindi avviato l’iter del progetto di riqualificazione e nel febbraio 2018 si è tenuta l’ultima riunione del tavolo permanente.

A tornare sulla vicenda in questi giorni è stato Francesco Carta, assessore delegato del comune di Ventotente a relazionarsi con il tavolo tecnico.

Al suo appello ad intervenire anche a fronte della scadenza dei fondi stanziati nel 2021, è ora è il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia.

“Il carcere sta sempre peggio. Spero ora che, con il ritorno di Dario Franceschini al Ministero dei beni culturali, possa finalmente diventare operativo il progetto di recupero del carcere di Santo Stefano – già finanziato dal Governo Renzi -, augurandomi che ne possa essere valorizzata la funzione di memoria delle sofferenze umane che vi furono consumate”.

Insomma a fronte del silenzio delle istituzioni regionali non resta che invocare direttamente l’intervento del ministro.

“Come Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, mi considero anche custode della memoria delle persone che sono state detenute nelle carceri della regione – conclude Anastasia – già avevo chiesto al capo di gabinetto del presidente Zingaretti di fare tutto quanto nelle possibilità della Regione per il recupero di un luogo di inestimabile valore architettonico e culturale”.

Alessia Tomasini
Alessia Tomasini
Nata a Latina è laureata in Scienze politiche e marketing internazionale. Ha collaborato con Il Tempo e L'Opinione ed è stata caporedattore de Il territorio e tele Etere per la politica e l'economia. L'esperienza nell'ambito politico l'ha vista collaborare con pubbliche amministrazioni, non ultima quella con la regione Lazio, come portavoce e ufficio stampa.

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