contrasto al caporalato

Il caporalato è terribile, come è il lavoro nei campi per 4 spicci. Non entro nel merito delle cose di oggi, sto con Giuseppe Di Vittorio, sono figlio di contadini senza terra, quelli che voi chiamate braccianti. Gente che aveva per ricchezza le braccia e basta, e non avanzava niente. Rivendicare diritti è dovere di chi non ne ha. Detto questo vi racconto la storia dei miei senza terra, di quelli che aspettavano la fatica con dolore. I padroni credevano di averli vinti, loro invece facevano studiare i figli e i figli, i nipoti, che oggi sono dottori, sono uomini tra gli uomini, non braccianti tra signori.

Scioperavano, occupavano le terre, sognavano rivoluzioni, ma lavorando mangiavano pane e niente, ma i loro figli dovevano avere un futuro differente. Li consideravano ultimi, loro stavano facendo la scalata al cielo. Mio nonno aveva mani così dure che erano cuoio e non pelle, ci giocava con la punta del chiodo a conficcarglielo, niente non entrava. Ho mani morbide.

Oggi parliamo di sfruttati e sfruttatori, ma gli sfruttati nel rivendicare il diritto stanno preparando un domani nuovo. Davanti ai licei scientifici, dove siamo andati noi figli di cafoni, ci sono tanti ragazzi indiani, che parlano di numeri in italiano, con i segni di un mondo lontano e stanno facendo il nostro futuro. Lo dico per dire che esiste una lotta palese fatta di masse e di ingiustizie palesi, ma esiste un “riscatto” che non si vede, ma che si ripete. E’ facile vedere oggi il dolore, per quanto è ingiusto, difficile vedere il riscatto per quanto sarà giusto il domani.

Li ho visti, quei ragazzi, correre divertiti, darsi spinte ed essere felici. Li ho visti leggere con fatica, ma con amore, Manzoni e Dante che sono più difficili dei numeri indiani. Ma, mi spiace per pietisti e razzisti, figli tutti del medesimo presente, che non hanno notato il futuro.

Come non capirono noi. Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà, diceva Turati. Aveva ragione dei suoi figli.