vischio

di Alessandra de Feo – L’anno in corso sta per finire e ci si trova come sempre a programmare festeggiamenti e brindisi per augurare ed augurarci ogni bene dall’anno che ci attende. Si prova di tutto. Ogni anno. Convinti che la sorte riuscirà ad essere benevola per un tocco di rosso o di oro in più nell’abbigliamento o nelle decorazioni. A Capodanno si riesce a dare il meglio, o forse il peggio, di noi: corni napoletani, rosso per buon augurio scacciaguai, oro a richiamare il colore delle monete, stelline filanti e vischio, tanto vischio beneaugurante per potersi riunire allo scoccare della mezzanotte con il classico bacio da scambiare sotto i suoi rami.

Vorrei perciò concludere questo breve ciclo di appuntamenti natalizi introducendovi alle favole antiche o più attualmente alle notizie riguardanti la pianta portafortuna.

Vi è una leggenda sulla tradizione di baciarsi sotto il vischio, che risale alla mitologia celtica. Questa era la pianta dedicata a FREYA, dea dell’Amore. Essa aveva due figli e quando uno dei due uccise per vendetta il fratello, le lacrime di dolore di Freya si trasformarono nelle palline della pianta del vischio che cadendo sul corpo del figlio ucciso miracolosamente lo riportarono in vita.

Freya allora iniziò a baciare chiunque passasse sotto l’albero dove cresceva il vischio, come buon augurio e portafortuna.

Secondo invece una storia dai buoni sentimenti il vischio è nato dalle lacrime di pentimento di un mercante. Questo aveva sempre avuto un atteggiamento arido, dettato dall’avidità di denaro, nei confronti delle persone incontrate. Arrivato alla vecchiaia scoprì di essere completamente solo, senza nessuno con cui parlare o condividere sentimenti. Mentre ragionava sulla sua triste situazione fu circondato da una moltitudine di persone che, camminando insieme a lui, lo condussero davanti alla grotta di Betlemme. Qui il mercante fu pervaso da una grande emozione e inginocchiandosi davanti alla grotta chiese perdono al Signore della sua vita scellerata.

Si appoggiò quindi ad un albero e cominciò a piangere liberando così il suo cuore. Le lacrime alla luce della luna risplendettero luminescenti e così nacque la leggenda del vischio. Questa storia, basata sui concetti cristiani del pentimento e della purificazione, ben si adatta al periodo natalizio, momento dell’anno in cui, appunto, questa pianta si sviluppa.

Al vischio sono anche attribuite proprietà benefiche e medicamentose, addirittura sin dai tempi degli antichi druidi, che con le loro pozioni a base di succo delle bacche, curavano malattie ed epidemie dell’epoca. Per questa ragione la pianta veniva considerata portatrice di benessere e un portafortuna.

Ma non tutti sanno che il vischio può risultare anche tossico, soprattutto le bacche. Per questo è molto pericoloso per bambini e animali, in quanto facilmente appetibile per entrambi. Inoltre, essendo una pianta parassita, succhia la linfa degli arbusti dove cresce, provocandone alla fine il deperimento e la distruzione. Vi è una poesia del Pascoli intitolata appunto “Il Vischio” in cui il poeta descrive la “doppia anima” della pianta dove il vischio ha trovato dimora. Un’anima buona, del vecchio albero, e l’altra, sempre più forte e rinvigorita dalla linfa di cui si nutre, della pianta parassita.

Da qui viene facile ricordare il dualismo EROS – THANATOS (Amore – Morte), caro agli antichi pensatori e ripreso poi nella psicanalisi di Freud. La pianta del vischio lega infatti strettamente a sé la tradizione dell’amore, del bacio beneaugurante e della fortuna e nello stesso tempo risulta essere pianta velenosa e spesso letale.