Arriva la bella stagione.

Si avvicina l’estate ed è tutto un fioccar di matrimoni.

Va bene che l’amore è più forte di tutto.

Che non esistono sacrifici che la coppia felice di convolare a nozze non sopporterebbe.

Ma gli invitati, i testimoni?

Sono condannati ad un vero e proprio corso di sopravvivenza.

Temperature che sfiorano i 40 gradi all’ombra dovrebbero imporre almeno di optare per la cerimonia in versione serale.

Ma ci sono quelli che non resistono.

Loro sono stoici e quando comunicano, di solito a gennaio, in un tripudio di applausi ad amici e parenti la data non notano neanche, giustamente, il disappunto e la desolazione che spunta sul volto dei presenti.

Alcuni imperterriti fino alla fine e decidono di sposarsi alle 12, a luglio o ad agosto, nella chiesa del centro dove sull’asfalto della piazza o sul marmo si possono cuocere le uova.

Le ore trascorse, per le donne, dal parrucchiere sono una sfida all’umidità, al calore e alla gravità di pettinature che tracollano inevitabilmente verso il basso sotto la spinta della disperazione.

Il bello è che i futuri sposi a domanda diretta: “Ma come al matrimonio di Antonio avete detto mai d’estate fa troppo caldo”, testimone del fatto che l’amore cancella anche la memoria, convinti rilanciano “il nostro sarà diverso”.

Ed ecco un tripudio di ventagli, di anziani che cercano refrigerio nel cestello del ghiaccio per il vino, bimbi che soffocati dalla calura cominciano a togliersi anche i vestiti.

Il pranzo? Degno del Boss delle cerimonie, buffet, antipasti, doppio primo, doppio secondo, contorni, frutta, dolce, neanche si fosse a Natale, giusto per gradire.

Qualcuno per sopravvivere comincia ad appoggiarsi alla prima colonna che trova, qualcuno scompare, nella speranza di saltare una portata, fumando la sigaretta più lunga della sua vita.

Arrivati al termine gli sposi incendiati dalla passione sono al settimo cielo.

Gli ospiti aspettano frementi il momento della bomboniera che chiude le danze e cercano di conquistare l’uscita.

Qualcuno propone al marito di precederla e di accendere l’aria condizionata in macchina.

Il corso di sopravvivenza è finito. Si contano quelli che ce l’hanno fatta, si tirano le somme di quelli che sono riusciti a darsi alla fuga.

Resta la certezza che l’amore ha trionfato di nuovo anche da parte di chi non ha rinunciato ad essere presente.