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Il 2018 doveva essere l’anno in cui diversi esponenti della politica locale si candidavano al salto in Parlamento. Invece è andato tutto storto. 

Il più deluso può essere considerato Claudio Moscardelli. Parlamentare uscente, è stato inserito in seconda posizione nel listino bloccato del Senato dietro Monica Cirinnà. Data la debacle del Pd, per lui è stato impossibile tornare a Palazzo Madama. Si è consolato, si fa per dire, con l’elezione a segretario provinciale del partito. Dice di essere un traghettatore, porterà i dem fino al prossimo congresso. Esclude di candidarsi alle prossime elezioni europee. Ma chissà che da qui alla prossima primavera il suo destino possa essere diverso.

Anche Nicola Calandrini doveva entrare in Parlamento. Si era detto che doveva essere il candidato al collegio uninominale della Camera. Posto blindato, talmente blindato da accaparrarselo Giorgia Meloni. Per Calandrini allora era pronto il posto di capolista nei listini plurinominali. Ma è scivolato terzo in due collegi, dietro Marco Marsilio e Isabella Rauti e siccome il risultato di Fratelli d’Italia è stato inferiore alle attese, lui è rimasto fuori.

Adesso si è aperto uno spiraglio legato alla corsa di Marco Marsilio a presidente dell’Abruzzo. In teoria manca solo il sì definitivo di Matteo Salvini, poi Marsilio sarà candidato per il voto di febbraio. Se fosse eletto presidente scatterebbe l’incompatibilità che sancirebbe l’ingresso di Calandrini al suo posto in Senato. Marsilio ha già presentato le dimissioni da Palazzo Madama ma queste devono essere approvate dall’aula e i tempi si sa, possono essere biblici. 

Una sorte simile a Nicola Calandrini è toccata ad Alessandro Calvi. Candidato alla Camera nel listino bloccato è finito terzo dietro a Sestino Giacomoni e Patrizia Marrocco. Anche in questo caso, il risultato non eccellente del partito lo ha penalizzato. Anche per lui si parla di un possibile ripescaggio nel 2019, mandando magari uno dei due del listino all’Europarlamento.

Ma è un incastro troppo complicato: in Europa il collegio è talmente ampio che gli aspiranti sono pure troppi. E il candidato su cui Forza Italia intende puntare per il centro Italia si chiama Antonio Tajani. Per Calvi insomma ci sarà da attendere ancora. 

Infine, Enrico Tiero. Aveva scommesso tutto sul quarto polo. Era candidato al Senato e persino in Regione. Ma Noi con l’Italia nel suo collegio non è arrivato neppure all’1%. In Regione ha portato a casa 2.500 voti, che non sono bastati perché il suo partito è rimasto sotto il 2%.

Enrico Tiero ha dovuto prendere atto che il quarto polo non esiste e allora ha scelto Fratelli d’Italia, dove è confluito il suo partito. Per lui il 2019 si apre sotto un’altra bandiera e chissà se con qualche altra candidatura in chiave europea.