export

Donald Trump mette in ginocchio otto imprese su dieci a colpi di dazi. Nel mirino il settore food e i prodotti agroalimentari Made in Italy.

Un danno di non poco conto secondo un’indagine realizzata pochi giorni fa da Promos Italia, la struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese.

Eppure, sette aziende su dieci restano ottimiste sul futuro dell’export nel settore food. Basti pensare che gli alimentari, con un export verso gli Stati Uniti oltre un miliardo in sei mesi, pesano il 5% sull’export nazionale, (+13%).

Tra i prodotti tricolore più esposti alle rappresaglie americane ci sarebbero i formaggi, con Parmigiano Reggiano e Grana Padano in prima linea, ma anche prosciutti, crostacei, agrumi e liquori.

“Nonostante i dazi non colpiscano tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy – spiega Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia – si tratta comunque di un forte contraccolpo per l’export di settore verso gli Stati Uniti”.

Tra luci e ombre, Da Pozzo guarda al futuro: “È necessario avviare al più presto una trattativa a livello comunitario sia per tutelare le imprese del settore sia perché il rischio che Italia e Europa vadano incontro a una fase di recessione è concreto”.

Se guardiamo allo stivale, l’Italia nei primi sei mesi dell’anno ha esportato negli Usa per 22 miliardi, pari a oltre un miliardo e mezzo in più rispetto allo stesso periodo del 2018.

In pole position c’è Milano, che supera i 2 miliardi e mezzo di euro (+12,4%), al secondo posto Latina con 1,6 miliardi, in forte crescita (dai 115 milioni del 2018), segue Torino con 1,1 miliardi (+14,5%).

Tra le regioni che superano i 2 miliardi di export anche Lazio e Piemonte. Mentre tra i prodotti italiani più esportati negli Usa ci sono i macchinari, che superano i 4 miliardi (+13,8%), i prodotti farmaceutici, i 3 (+95,8%) e gli autoveicoli, i 2 miliardi. Seguono i prodotti delle altre industrie manifatturiere (+14,2%), i prodotti alimentari (+12,9%) e le bevande (+9,3%).