Il premier Giuseppe Conte in queste settimane ce la sta mettendo tutta va ammesso, per fronteggiare la crisi legata al Coronavirus.

Ogni volta che annuncia una conferenza stampa un brivido ci corre per la schiena.

Ha assunto decisioni impopolari e difficili come la chiusura di tutte le attività, fatta eccezione per quelle ritenute fondamentali.

Lo ha fatto con un minimo di gradualità a suon di una conferenza stampa e relativo decreto in media ogni 24-36 ore.

Ha messo nero su bianco zone rosse e divieti.

Le misure attivate sembra stiano lentamente producendo qualche effetto. Ma il grosso del lavoro lo stanno facendo i cittadini attenendosi, purtroppo c’è ancora chi crede di essere immune e fa come gli pare mettendo a rischio la vita degli altri, alle regole per la loro e per la vita degli altri.

Ma nel momento in cui si doveva dare un segnale chiaro di efficienza e di consequenzialità il sistema, come previsto e prevedibile, si è arenato.

Basta vedere cosa è accaduto con il sito dell’Inps preso d’assalto per accedere al contributo di 600 euro per chi è rimasto senza alcun reddito.

Non serviva Nostradamus per capire che il sistema sarebbe andato in tilt, lo fa quando le domande sono in millesimo, figuriamoci in condizioni di straordinarietà come questa che stiamo affrontando.

Eppure nessuno nell’entourage di Conte sembra averci pensato cercando un sistema per evitare il collasso della piattaforma e ritardi che si sommeranno all’emergenza.

Questo dovrebbe essere il momento della semplificazione, della sburocratizzazione, dell’accesso a sostegni, misure di sussidio.

Ma evidentemente non è così. E non basta dire “tutto a portata di un click” perchè se quel click lo effettuano contemporaneamente migliaia di persone il black out è assicurato.

Cerchiamo di essere seri, di ragionare prima di annunciare misure, tra l’altro irrisorie, che nella realtà diventano inaccessibili.

Smettiamola di creare confusione, come quella delle passeggiate con o senza bimbi.

Si dice che chi non ha nulla o poco da dire utilizza molte parole per farlo.

Chi ha le idee chiare ha anche il prezioso dono della sintesi.

Leggendo i vari decreti e bandi è evidente che siamo nella prima casistica.

Eppure, per quanto duro possa sembrare, basterebbe mettere la foto di un paziente affetto da Coronavirus intubato in terapia intensiva, quella di tutte le persone esposte per assicurare la nostra vita e l’assistenza nelle strutture, e la scritta a caratteri cubitali “non uscite di casa” e sostituire le sanzioni direttamente con misure restrittive.

La democrazia funziona se il singolo sa dargli valore e significato, altrimenti servono maniere dure.