Heikki Solin
Heikki Solin al convegno "Studi sulle iscrizioni di Formiae"

Dell’estremo nord Europa ha solo le origini. Heikki Solin è in assoluto l’emblema della globalizzazione culturale. O meglio rappresenta quell’identità storica e archeologica che accomuna gli eredi della civiltà greco-romana. Per lui “il patrimonio italiano è un bene che deve affascinare tutto il mondo”.

Ospite del primo convegno organizzato dal neonato Centro studi storici archivistici di Formia, il professore Solin ha sorpreso il folto pubblico della sala Ribaud del Comune. Non solo per la sua dote comunicativa semplice e chiara, ma soprattutto per l’attenzione mostrata nei confronti del basso Lazio.

Un percorso di ricerca che mira a valorizzare, usando le parole del sindaco Paola Villa, “le radici territoriali di Formia”. E questo sentimento di appartenenza alla comunità non è altro che lo scopo prefissato dal presidente del Centro archivistici, Aldo Treglia, dallo storico Daniele De Meo, dal delegato ai siti formiani, Raffaele Capolino. Da coloro che attraverso l’analisi sul campo, come l’archeologo Gianluca Mandatori e la dottoressa Paola Caruso, risvegliano il piacere della conoscenza.

Quando il sapere, però, arriva direttamente dall’Università di Helsinki, dall’illustre antichista e filologo classico, Heikki Solin, non si può che essere onorati.

Che tipo di iscrizioni sono presenti a Formia?

La maggior parte sono di tipo funerario, sepolcrale. Non sono sempre le più importanti, però quantitativamente costituiscono il gruppo più grande e più prezioso. Nell’età romana, attraverso le iscrizioni, si era in grado di tracciare un curriculum vitae della persona e avere qualche informazione del parente vicino (moglie, marito, figli ecc). Non essendo state conservate le anagrafi sono una fonte centrale per studiare vari aspetti demografici, a partire dall’onomastica.

Cosa ha scoperto, assieme al suo collaboratore Gianluca Mandatori lo scorso anno, nei pressi del giardino del Coni e nel parco De Curtis?

Si tratta di due monumenti dove si parla forse del testamento di una donna. Purtroppo ciò che è rimasto è molto frammentario.

Ritorna nuovamente a Formia, questa volta per illustrarci delle epigrafi in piazza della Vittoria?

Sì, di un cittadino onorario nato libertino. E’ riuscito a emergere nella società formiana, instaurando degli ottimi rapporti con gli augustali. Un’ascesa che gli ha permesso di ricevere un monumento.

Crede che spesso gli italiani non sappiano apprezzare o investire sul ricco patrimonio lasciato dai romani?

Avete troppi resti storici e culturali. Non potete occuparvi di tutto. Siete  certamente consci della vostra ricchezza, vedete ogni giorno la bellezza archeologica. Diventa quasi un’abitudine. E’ utile che altri vi aiutino nella rivalutazione.