martedì 18 Giugno 2024
spot_img

Guida ai candidati e la storia di Zucchero

Arriveranno le facce che non sono facciate di cattedrale, ma volti spesso confusi, sconosciuti. Arriveranno slogan di vendetta o di lontana salvezza. A Sezze passava la 600 con le trombe montate sul tetto si sentiva bandiera rossa e “vota e fai votare partito comunista italiano”. Il manifesto era il simbolo della rivoluzione d’ottobre, gli altri avevano scudi, sole di domani ma le facce no, contava l’idea che avevi dello stare insieme, giusta o sbagliata che fosse. Ora non ci sono canzoni, si fa per confusioni. Ci si va per esperti che ti guardano d’improvviso, rapidi come l’Etr 1000, e dichiarano al candidato donna: il tuo punto di forza è essere donna. Che è come dire all’acqua che è bagnata, come dire che il sole se c’è scalda. Il candidato nel manifesto si fa bambino, sotto una cosa per dire niente e si corre di bolla in bolla, come tra acquari con i pesci ma senza il mare con tutti i pesci.
Monadi inascoltanti, promesse banali di denaro da dare, da “risparmiare”, come la pasta di Lauro ma in grande, come le scarpe una prima e una dopo il votare, ma almeno lui lo faceva per il Re. Non dite alla gente che salverete il mondo, non lo fece l’ebreo che aveva il padre giusto, non lo fece Churchill che salvo la Gran Bretagna dalla barbarie, ma non il mondo. Non promettete “acqua a Macallè”, ma dite semplicemente che cercherete tenacemente di cercare il giusto come si puo’, e la libertà come si deve. Date la speranza ma non di un giro in una eterna giostra, ma in una vita dove il pianto è contemplato. Non odiate gli altri, anche quando sentite distanze siderali: “nella vita di Zucchero, sacro e profano, alto e basso, sono sempre andati a braccetto. «Sono nato in una famiglia emiliana. Tutti erano “rossi”, ma guai se volava una bestemmia. Abitavamo proprio di fronte alla chiesa e io avevo il compito di portare tutti i giorni un secchio d’acqua dal pozzo a don Giovanni, da tutti chiamato don Tagliatella, non c’è bisogno di spiegare perché. Alla domenica, poi, mio zio “Guerra”, maoista, mi diceva: “Delmo, và a ciamà il pret” (Adelmo, va a chiamare il prete)». «Io andavo da don Tagliatella, gli portavo le uova e poi lo invitavo a pranzo. Dopo aver mangiato, lui e “Guerra” si sedevano su una panchina a parlare di politica. Dopo un po’ iniziavano a urlare, finché il “don” se ne andava via furibondo. Ma la domenica dopo era di nuovo con noi” (Famiglia Cristiana, 14/05/2016).
Ma non sarà così
Lidano Grassucci
Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img